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Il mio Defender Td5 sta arrampicando su per le dune con sabbia compatta dovuta alle pioggie.


Percorso divertente ma sempre con attenzione alle pendenze insinuose.

Il sottoscritto con il suo inseparabile Defender cerca un passaggio idoneo per continuare il Raid verso il deserto del Sahara Marocchino.

Una breve pausa per far riposare i mezzi e il team, dopo aver percorso diverse centinaia di kilometri.

Siamo ai piedi dell'Atlas, cerchiamo un nuovo percorso per aggirare una zona disastrata dalle inondazioni.

Piste obbligate e allagate con sabbia insidiosa  frammista con fango dovuto alle intemperie, assai rare nel deserto . Abbiamo percorso molti km. in queste condizioni.

L'infinito Deserto del Sahara, all'orizzonte le montagne basaltiche.

Una bambina berbera che ci saluta al nostro passaggio vicino ad un piccolo villaggio.

Tutti impolverati dopo centinaia di km. una breve pausa anche per i veicoli.

Il mio Defender Td5 carico di tutto l'occorrente per una traversata del Deserto del Sahara . Importante l'acqua minimo 20 lt. e almeno 2 taniche di diesel . Importante sono anche le piastre per eventuale insabbiamento, fortuna vuole mai avuto bisogno.

A velocità sostenuta per non infangarsi, attraversiamo dei acquitrini lungo la pista poco distante dal  confine con l'Algeria .

Ai piedi della catena dell'Atlas attraversiamo una piantagione di datteri con un forte temporale.

Il simpatico Danilo genovese, nostra guida per il Raid 4x4  deserto e l'Atlas. Un grazie per la sua collaborazione alla prossima visita in Marocco.

Uno dei tanti agglomerati marocchini arroccati ai piedi dell'Atlas.

Un venditore di zucche sulla strada che porta alla catena montuosa dell'Atlas.

La Toyota "Dattero* di Roberta infangata dagl'acquitrini nel Deserto del Sahara.

Mezzo di trasporto che vediamo molto spesso nelle regioni agricole e montuose.

Strade scavate nella roccia talvolta molto friabile nelle zone montuose, il fondo in generale consiste pietrame e terriccio .

Durante il viaggio abbiamo incontrato diverse grosse inondazioni, strade anche principali fortemente allagate. Il traffico normale era paralizzato, con i nostri Defender abbiamo tolto d'impaccio diverse autovetture.

Il nostro compagno di viaggio Manuel, con il suo Defender 300Tdi. Qui lo vediamo a tutto gas schizzare fuori da una duna di Merzuga.

Ecco il frontale del mio Defender Td5 mimetizzato dal fango-sabbia del Sahara.

Qui vediamo un gruppo di dromedari che attendono i loro padroni per il trasporto merci e talvolta anche turisti. Sono animali da rispettare perché hanno l'abitutine di morsicare.


Le ultime vegetazioni che vediamo nella zona dell'Atlas, la foto é stata scattata ad un passo alla quota di circa 3000 m.s.m .

Vediamo una tipica città antica immersa nei palmeti di datteri, e all'orizzonte la base dell'Atlas. In queste città vengono girati diversi film, appunto perché hanno mantenute le caratteristiche originali.

La popolazione marocchina nelle campagne sono molto povere, vivono a malapena del loro raccolto. La loro esistenza é la pastorizia, capre, pecore e nelle zone privileggiate con molta erba vediamo le mucche quale fanno anche produzione latte e formaggi tipici del Magreb.Le parabole TV , televisore e corrente elettrica messo a disposizione dallo Stato. Stato.

Contadino tecnologico con tanto di telefonino, che porta il latte alla stazione di produzione . Il bravo muletto conduce automaticamente il cavaliere senza comando, tanto conosce a memoria il tragitto. Vediamo anche asinelli soli con carichi di legna e altro che proseguono per la sua strada senza padrone.

Due asinelli carichi di ortaggi, che camminano tranquillamente verso il mercato

Dall'alto vediamo una bella morfologia del Deserto del Sahara, con i suoi ciuffi di verde quale i dromedari fanno alla ricerca per la loro sopravivenza. Un nostro compagno di viaggio diventa un piccolo puntino a confronto l'immensità che lo circonda.

Un compagno di viaggio con il suo Defender che sale e scende dalle dune senza problemi. Importante é mantenire verticalmente la salita o discesa , per non far si un ribaltamento causa una diagonale maldestra.

Ciuffi dei dromedari, erba secca che piace appunto i  dromedari . Queste erbacee segnano anche che in zona può trovarsi dell'acqua. Sono degl'ottimi nascondigli dei insetti, scorpioni, cavallette, topolini ecc..... All'alba sono abbastanza umidi quale da la vita agl'insetti e piccoli animaletti.

È una tipica rosa canina del deserto, i nomadi berberi la usano per fare bevande combinata con la menta.

Qui vediamo una scafalatura piena di frutta secca di ogni tipo e datteri.

Ogni città, stazioni ferroviarie, e mercati pubblici l'entrata é sempre costituita da un grande portale sia nuovo che antico.

Una bimbetta che gioca con le figurine sulla via del lungo mare della città di Asilah .

Vediamo molto spesso nelle viuzze delle cittadelle appesi sulle pareti molti tappetti berberi con una multitudine di colori. Questa esposizione era nella città azzurra di Chefchaouen.

Quasi tutti i negozi della cittadina sul mare chiamata Asilah hanno dei dipinti e molto ornamentati.

Bambinetto che guarda incoriosito il nostro  passaggio nelle vie di Asilah.

Il nostro simpatico cuoco chiamiamolo  ristorantino, dove ci siamo fermati scendendo dall'Atlas per un piccolo relax con spiedini di agnello. L'igene nelle città i ristoranti indigeni sono abbastanza  buoni, ma in montagna o fuori in campagna bisogna stare attenti (niente insalate) e mangiare solo carne alla griglia.  

Una bella carrozza trainata in generale da cavalli berberi. Le carrozze sono sempre ben ornate e confortevoli. Sulla via marittima dell'Atlantico nella città di Asilah.

Qui vediamo ancora una carrozza ad Asilah, ma meno ornata della precedente.

3 donne anziane che discutono animosamente accanto ad un cimitero di Chefchaouen.

Una delle tante bancherelle all'interno della città blu di Chefchaouen , molto bello e per la grande varietà di colori dei tessuti.Con il sacco trekking é il sottoscritto.

Come detto molte città e cittadine hanno un loro portale, per un loro significato storico. Qui siamo nella città di Chefchaouen, situata in una zona montuosa. Molto particolare per il colore azzurro dipinto in quasi tutte le abitazioni, chiamata appunto la città azzurra.

Una scala azzurra che porta in paradiso come dicono i marocchini, foto scattata a Chefchaouen.

Un bel viottolo blu, particolare anche la pavimentazione eseguita in parte con delle grosse piastrelle.

Una delle tante fontane della città azzurra.

Una cartina che illustra la suddivisione in regioni del Marocco.

L'intonacatura alle pareti della casa viene miscelata con calcina, misto di sterco e filamenti di tronco di palma da dattero.

Una bancarella con tessuti dipinti a mano, gestita da giovani di Asilah .

Nella grande  Piazza di Marrakech vediamo la famosa gelateria, del quale c'é stato anche un'attentato dove morirono 4-5 giovani ticinesi come turisti.

Vediamo ancora una complessa scala azzurra nella cittadina di Chefchaouen.

La guida Danilo in un momento di relax si gusta uno spuntino a base formaggio svizzero.

Il piatto tipico marocchino La Tagin, con carne e verdura.


Emblema dell'organizzatore della spedizione nel Circolo Polare Artico, nella zona della Penisula di Kola . Il traguardo alla città di Murmansk, zona portuale militare dei sommergibili atomici russi.

Tracciato di massima della spedizione nel Circolo Polare Artico, zona maggiormente interessata é la Penisula di Kola difronte al mare di Barents .

Carta della Russia, con marcato in rosso la zona della nostra spedizione. La durata della spedizione oltre 1 mese, 7 veicoli altamente preparati per fuoristrada estremo, nazionalità equipaggio svizzero, italiano, francese e belga . Percorso totale dai equipaggi francesi ca. 9'400 km. Percorsi in fuoristrada medio e estremo in totale ca. 2'780 km. (Russia, Norvegia, Finnlandia). Ogni veicolo aveva a disposizione una riserva di diesel di 80 lt. in canestri., cucina, frigo-congelatore, pezzi di ricambio principali, tenda sul tetto del veicolo., radio VHS e CB, telefono satellitare, navigatori digitali GPS, 2 droni professionali .

Mi chiamo Gian landroverista convinto con la filosofia Land. Sono svizzero, anni 69 quando ho partecipato la spedizione nel 2'017, ho partecipato diversi viaggi modesti e estremi in Libia, Tunisia, Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Uganda, Kenia, Tanzania, Canada, USA e da ultimo forse il più impegnativo la Russia artica. Parte dei viaggi gli ho fatti con il mio Defender Td5 dagl'anni 1'999 fino ad oggi. (anno 2'019 compie 20 anni suonati ma ancora efficente). Motore diesel 2500cc. mediamente potenziato e accessoriato con materiale professionale per fuoristrada anche estremo. Possiede un argano elettrico con cordina d'acciaio di 5.66 Ton. , il fondo veicolo nelle zone vitali é protetto con piastre in alu rinforzato. Attrezzato con radio VHS e CB e relative antenne, oltre navigatore GPS con Tablet programmi traccie e cartine con transponder GPS. Ha 2 posti tutto il resto é addibito alla cucina e cassoni con diverso materiale da bivacco, frigo-congelatore elettrico con batteria indipendente (non quelle del motore). Sul portapacchi é fissata una tenda 2 posti comodi con pensilina chiusa all'entrata e con scaletta. Cassone attrezzi e ricambi e 4 canestri diesel sul fronte del portapacchi. Compressore per gonfiaggio gomme e compressore per i blocchi differenziali al 100% ARB . Potenti fari alogeni e LED . Snorkel per i guadi e filtro aria sigillato a 2 Bar. Riscaldamento potenziato e AC . Serbatoio principale protetto da piastra in acciaio.

Bivacco in un  piccolo deserto russo, nella zona del Mar Bianco.

Il mio Defender Td5 dopo un lungo trasferimento di oltre 80 km. sulla spiaggia del Mar Bianco, finalmente una sosta per l'equipaggio e veicoli .

Pronti per un nuovo trasferimento a lato del Mar Bianco.

Un controluce del mio Defender davanti al Mar Bianco.

Costeggiare il Mare Bianco per decine di km. é impressionante per il suo riflesso che trasmette il movimento delle onde.

Un primo piano del mio Defender mentre percorro a velocità sostenuta sulla spiaggia del Mare Bianco, facendo attenzione ad ostacoli portati dall'alta marea come tronchi ecc...

Piste come torrenti e traversine ancora dei periodi di Stalin per trasportare i prigionieri nelle terribili Gulag.

Passaggio del Circolo Polare Artico russo, indicato da un cartello con il simbolo dell'orso polare.

Il nostro medico della spedizione con il suo Mercedes G .

Un bellissimo bivacco sulla spiaggia del Mare Bianco, con i suoi bellissimi tramonti.

Gruppo in attesa di un nuovo programma per proseguire nei labirinti delle tundre.

La maggior parte dei nostri percorsi consistevano in guadi, fango e molti imprevisti, per centinaia di kilometri.

L'equipaggio belga con Karl e Steve, con il loro Jeep Rubicon .

Breve sosta per svolgere delle fotografie, nel pieno delle foreste polari russe.

Defender del sottoscritto in colonna per ristabilire e racchiudere il gruppo.Zona piena di acquitrini che ci hanno posto molte difficoltà usando moltissimo l'argano.

In primo piano vediamo il  Nissan Patrol di Nico organizzatore e proprietario della Geko Expedition .

In attesa di un attraversamento di un lago con diverse difficoltà ai limiti dei veicoli.

Nico parte per primo per indicare la miglior triettoria dell'attraversamento di un fiume, non potendo usare il ponte in legno quanto instabile per i nostri mezzi pesanti. In Russia a queste latitudini sono pochi i ponti agili e carreggiabili, non esiste manutenzione e semidistrutti dalle inondazioni durante il disgelo.

Ennesimo guado uno dei partecipanti francesi con un Toyota LC .

segnaletiche e ricordi dei avventurieri che hanno attraversato il Circolo Polare Artico, con quasiasi mezzo (a piedi, bicicletta, moto e fuoristrada di diverse nazioni ).

Tundra ricoperta da molto muschio bianco e licheni di diverse specie, molti mirtilli e funghi.

Un primo piano del veicolo Nissan Patrol di Nico su una delle tante sommità delle montagne nere russe.

Il mio Defender che arranca senza difficoltà su un pietrame insidioso per le gomme, siamo a quota quasi 2'000 m. con temp. ca. + 4 C° . Spettacolare vedere alcuni versanti tappezzati da muschio multicolore.

Un altra panoramica delle alture russe della zona Penisula di Kola.

Sosta dell'intero gruppo in quota, prima di affrontare un ripidissima salita su un pietrame instabile e insinuoso per i pneumatici.

Nella vallata sottostante siamo passati per poter salire al vette dei Sami. Per facilitare i passaggi abbiamo percorso il fondo dei torrenti. 

Sosta in montagna leggermente innevata con temp. + 4 C° abbiamo approffittato di fare uno spuntino con del caffé caldo. Siamo ad una quota di ca. 2'000 m.

In attesa di un bivacco per la notte a lato di un laghetto alpino.

Alcune vallate selvaggie sono ricche di colori del sottobosco.

Durante gli attraversamenti delle tundre e boschi dovevamo spesso attraversare medi torrenti ma anche talvolta profondi.

Questo passaggio obligato é stato il più ad alto rischio, avendo gioco di spazio per diversi metri solo di 10-15 cm. nel punto del fondale a  strapiombo del lago alpino.

Ennesimo attraversamento di torrenti, interessante a vedere durante il passaggio uscire con potenti guizzi i salmoni. (uno caduto sul cofano motore per poi ricadere in acqua).

Gli attraversamenti dei torrenti bisognava farli con cautela, non sapendo la loro profondita o eventuale urto a grossi massi .

Piacevole invece l'attraversamento dei torrenti alpini, circondato da una natura molto selvaggia .

Le piste quasi impraticabili ponevano uno continuo stress per le difficoltà incontrate e lavoro di argano in caso di bisogno e motosega per decine di kilometri per un'intera giornata.

l'arrivo in vetta a quelle montagne nere russe era sempre un'emozione ad osservare l'immensità selvaggia del territorio polare russo.

Con prudenza e un po'di fortuna scegliere il tracciato migliore si arrancava modestamente. L'attenzione e preoccupazione maggiore era che sotto il fango non si sapeva se vi fossero grossi massi o tronchi. Questo naturalmente potrebbe danneggiare il veicolo. Altra preoccupazione psicologica che ci attanagliava durante questi off-road estremi che il mezzo non abbia grossi problemi meccanici. Perché a queste latitudini non é fattibile recuperare il mezzo essendo fuori alla portata di civilizzazione e logistica . In poche parole il mezzo viene abbandonato, in caso di incidente degli equipaggi questo é possibile il recupero tramite l'esercito russo con avviso telefono satellitare con l'impiego di un transponder GPS .  

Un bellissimo bivacco ma freddo di fronte al Mare di Barents .

A quelle latitudini é bellissimo osservare con notti sere la famosa Aurora Boreale, la tenda gialla veniva montata ogni sera per la cena e passare alcune ore dopo l'estenuante fatica  dei percorsi quasi impraticabili per decine e dicine di kilometri.

Per tutti noi la via fluviale era in generale la migliore e ci poneva meno problemi, che addentrandovi nelle tundre o nelle foreste. Il drone abbinata alla cartografia digitale ci é stato di grande aiuto cercando il miglior possibile un tracciato ideale.

Percorso difficoltoso con buche profonde e ostacoli pericolosi specialmente quelli nascosti nel fango, come tronchi e grossi sassi. Talvolta le inclinate a lato erano al limite di rovesciamento.

Guadi giornalieri talvolta piacevoli e talvolta tremendi ai limiti meccanici e personali.

In generale l'attraversamento veniva effettuato con i blocchi al 100%, tutti i veicoli erano equipaggiati. Senza questi blocchi e delle ottime gomme non é fattibile fare questi passaggi. Il tracciato più difficoltoso che abbiamo incontrato era che abbiamo fatto massimo 4 km. in una giornata, con difficoltà da 4-5 livello. (livello max.5) Altro problema da non dimenticare che nelle zone paludose delle tundre non bisogna fermarsi di molto perché il mezzo affonda lentamente.

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In generale seguire il compagno davanti se ha avuto un buon tracciato, sfruttare questo. Ma attenzione é abbastanza avere un poco di spostamento che ecco cadere in una buca sotto il fondale melmoso. (v. foto sottoscritto con il suo mezzo che con un po' di pazienza sono uscito senza usare vericello o compagni).

Attraversamento di una riva di un lago di grandi dimensioni, in certi punti il livello dell'acqua superava a metà i vetri laterali e quello del parabrezza. Una nota importante non guardare l'acqua a lato può provocare vertigini e disorientamento nell'avanzare verso riva, sempre puntare fisso il punto d'uscita. Tenire in tiro di trazione il veicolo e non rallentare specialmente se c'é corrente. Le attraversate lunghe sono quelle più complesse. I co-piloti devono dare indicazioni di traiettoria dalla riva per maggior sicurezza, i gradi dalla bussola sono importanti il cambiamento di direzione viene indicata all'altezza del co-pilota che si trova sulla riva.

Una salitina davanti al Mare Bianco.

Gara su pista ex militare nel pieno della foresta, arrivato 3° con il mio Defender Td5 carico di tutto l'occorrente. Per rompere un po' la monotonia del fuoristrada e brindando tutti insieme con un bicchierino di Vodka .

Letto di un torrente ed ex pista  campi forzati dei Gullag.

Il grande Nico responsabile e titolare della spedizione, che con la sua maestria cerca di uscire senza danni da un'enorme buca nascosta sotto il  bosco.

Partenza dal bivacco che abbiamo fatto sulle rive dell'immenso Mare Bianco. L'attraversamento é uno dei tanti fiumi che alimenta il Mare. Abbiamo aspettato la bassa marea per non avere problemi di corrente e profondità.

Dopo una salita vertiginosa su pietrame, troviamo un laghetto alpino costeggiandolo con prudenza.

Un sali e scendi di continuo adeguandoci alla morfologia delle montagne di Kola. Panorami da mozzafiato e spettacolare la colorazione delle roccie ricoperte parzialmente da ligheni di colorazione giallo.

salite vertiginose su pietrame con alle nostre spalle un mare di nebbia, una visione panoramica stupenda la sensazione di volare con i nostri mezzi.

Sulla sommità più alta e difficoltosa siamo stati solo in 3 (capogruppo con Patrol, equipaggio belga con Jeep rubicone e il sottoscritto con il Defender Td5). Gli altri con i Toyota hanno aspettato più sotto con un dislivello di ca. 800m.

I 3 moschettieri sulla vetta dei Sami a  quota 2'140 m. (Nico, Karl e Gian) .

Spericolato Karl fermo davanti ad un burrone di ca. 800 m. (misurato e filmato con un drone, sotto c'era un nevaio).

Di nuovo i 2 spericolati sottoscritto Gian e Karl davanti al burrone.

Piccole piramidi di sassi fatte dai Sami ( lapponi russi) durante le loro preghiere .

Una delle tante sommità di questa catena alpina con un punto geografico a quota 2'000 m. leggermente innevata.

Fermarsi in vetta davanti ad un cratere con un strapiombo di ca. 800 m. é sempre una grande un'emozione.

Un immagine suggestiva mentre esco nal mare di nebbia con il mio Defender, spettacolare sembrava di volare.

Una caratterstica di questa catena montuosa, colorazione nera e ricca di uranio.

La natura nella regione Artica Russa, le tundre hanno moltissimi laghi dalle piccole dimensioni a quelli di grandi dimensioni.

Nelle boscaglie russe si posso trovare ancora delle costruzioni usate dal personale dei famigerati Gullag, nel periodo di Stalin. Ora sono disabitate  usate raramente da esploratori e cacciatori.

Un tipico scenario delle tundre russe, abitate da animali selvatici come alci, orsi e raramente da lupi.

Nella zona dei laghi il tramonto é affascinante, abbiamo fatto spesso dei bivacchi.

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Abitazione spartana fatta tramite un grande serbatoio.

Sulle rive del Mare Bianco incontriamo piccoli villaggi di pescatori, sono parzialmente abitati anche nelle regioni invernali . Sulle rive vediamo il caratteristico pietrame rosso di porfido.

Nelle regioni artiche si vedono diverse chiese ortodosse , tutte costruite in legno.

Abitazione in legno semi abitata con la nuova bandiera della Federazione Russa .

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