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ARGOMENTI PER UN BUON TREKKING:

ORIENTAMENTO: L'orientamento é un fattore importante per la pratica e chi affronta un trekking. Memorizzare continuamente il paesaggio circostante  e importanti cime, per poi individuarli sulla cartina topografica, dando così l'idea generale della zona che ci troviamo. I sentieri principali sono indicati sulla cartina topografica sempre in grassetto, con ev. marcature di deviazioni secondarie. Importante seguire le loro curve di livello, dando l'idea del percorso per poter programmare riguardo il tempo e pause di riposo. Naturalmente con l'evolversi dell'elettronica oggi l'appassionato al trekking usa lo strumento satellitare GPS. Il suo uso naturalmente deve essere interpretato con buone conoscenze d'orientamento e cartografico. molto interessante la sua calcolazione del posizionamento tramite i satelliti, dando una ottima posizione. Questa può essere trasmessa sulla cartina topografica tramite la retinatura delle coordinate, l'orientamento é abbastanza veloce. In base al ns. posizionamento conosciuto, possiamo quindi programmare anche il tempo da percorrere, dislivello con grafico del ns. punto d'arrivo. All'interno dei boschi l'orientamento é abbastanza difficile, se il fogliame é molto frondoso; molte volte si deve usare l'inseparabile bussola. Le tappe impegnative e importanti consiglio di memorizzarle nel GPS, queste possono esserci utile per un'eventuale ritorno sullo stesso percorso. L'orientamento e il tracciato del percorso memorizzato, può essere anche estremamente utile durante una marcia nella fittissima tipica  nebbia d'alta montagna. 



CARTOGRAFIA: La cartografia é utile e importante per il trekking, anche se si dispone di un GPS. Le cartine scelte, devono essere del luogo del trekking in cui si svolge. Devono essere di ottima precisione, indicando tutti i sentieri principali e secondari. Indicare i relativi passi e bocchette alpine con la quota altimetrica. Importante le indicazioni di manufatti come capanne, alpeggi; questi possono dare un appoggio logistico. Da scartare cartine geografiche e cartine sinottiche prettamente pubblicitarie per il turismo. Le cartine geografiche più usate e consigliate devono essere nelle seguenti scale: 1:50'000/ 1:30'000/ 1:25'000. Le cartine con scale 1:30'000 e 1:25'000 sono le più indicate per un preciso orientamento e abbinabile ai dati forniti dal GPS. Come materiale per il lavoro cartografico utile sarebbe un piccolo notes, goniometro, scalimetro e alcune matite e una gomma. Tutto questo materiale tecnico é indispensabile per un buon proseguimento e un sicuro e piacevole trekking. 

 


AMBIENTE: L'ambiente cambia a seconda dell'altitudine. Piano collinare: (400-700 msm). ipico della fascia prealpina, a contatto con pianure. Si trovano boschi di faggio, querce, castani e betulle. Piano montano: (1'000-1'400 msm). Sulle prealpi la persecuzione del piano submontano, su alpi segna il limite superiore delle lattifoglie e il passaggio a boschi di conifere. Piano subalpino: (1'400-1'800 msm per le alpi). L'ambiente del larice, l'unica conifera a perde gli aghi in inverno. Piano alpino inferiore: (1'800-2'400 msm sulle alpi). Zona arbustiva, che comprende il pino montano con le sue varianti di pino mugo e di pino uncinato, l'ontano verde, il rododendro. Piani alpini e nivali: (oltre i 2'400 msm sulle alpi). Al di sopra della vegetazione arborea e arbuticea, troviamo le specie pioniere, le prime a cononizzare il suolo nudo (muschi e licheni).



METEO: Importante prima di organizzare un trekking alpino distante dal punto di partenza é bene informarsi ad un'ente della metereologia www.meteoswiss.ch Nelle zone alpine il tempo può cambiare abbastanza velocemente, non sono mai da trascurare i temporali quali i fulmini. Quest'ultimi nelle zone montagnose possono creare dei seri danni all'uomo ma pure al cavallo, quale é anche ferrato. Raccomando non usare il telefonino se non per un bisogno urgente, questo può causare un'incidente in una zona fortemente battuta da fulmini. Comunque sempre prudenza se dovesse cambiare fortemente il tempo con temporale, grandine e raffiche di vento tempestoso e stare lontani da corsi d'acqua e laghi alpini. 

La visione dell'arcobaleno dopo un violento temporale, sopra la Valle Leventina. È sempre un bel effetto con questa rifrazione acqua e raggi solari.

Dopo giornate di intensi acquazzoni al cambiamento della temperatura, si osservano immensi bancali di nebbia che salgono dal fondo valle. Anche questa visione climatica la trovo molto suggestiva magari in sella ad un cavallo, come in questa istantanea con tanto di equipaggiamento contro ev. pioggia. 


ANIMALI: La popolazione di animali selvatici nelle zone alpine (Ticino) é costituita prevalentemente da caprioli, cervi, camosci, stambecchi e cinghiali. Quest'ultimo sono più numerosi negl'altipiani prealpini insubricicioé nella parte collinare e montana. I caprioli e cervi vivono prevalentemente dal piano subalpino fino alle quote del piano alpino inferiore. Alle quote superiori, cioé nei piani alpini e nivali vivono tranquillamente i camosci e stambecchi. Riguardo gli uccelli di grosse dimensioni, vediamo i rapaci che con il loro grido; avvertono il dominio assoluto delle cime. I rapaci più comuni, vediamo la poiana, che la possiamo trovare fino al piano montano, il falco pellegrino e l'aquila reale naturalmente li troviamo fino ai piani alpini e nivali. Nelle zone boschive fino al piano subalpino, troviamo i piccoli animali come la volpe, la lepre, il tasso, la martora e lo scoiattolo. Dal piano alpino inferiore fino al piano alpino e nivali, troviamo la sempre attenta e sentinella delle cime quale la marmotta. Con il loro fischio mettono in alarme l'intera comunità di questi roditori. Oltre gli animali elencati che vivono nelle zone alpine, troviamo i serpenti velenosi e innocui. Nella regione prealpina e alpina troviamo sette specie di serpenti. La più temuta é la vipera aspis, considerata aggressiva per il suo disegno grigio-bruno zigzagante sul corpo. Le vipere il loro ambiente sono le pietraie e zone molto soleggiate. Oltre alle vipere troviamo i colubri, serpenti non velenosi quale anche bisce d'acqua. Quest'ultimi vivono preferibilmente in zone umide, nelle vicinanze di ruscelli e torbiere. Tutti questi serpenti si nutrono prevalentemente di piccoli animali come, topolini, rane, lucertole, uccelli e insetti vari.



PRECAUZIONI :  Le precauzioni per affrontare un trekking sono ambientali esse sono diverse: terreni instabili, vallette con forte caduta di sassi, zona valanghe, terreni fortemente sassosi, letto di fiume con cambiamenti repentini di corrente (vedi sbarramenti idroelettrici), terreni fangosi come torbiere alpine , temporali, luoghi serosi dalle acquee, ecc... Terreni instabili in montagna si possono incontrare spesso, questi devono essere trascuratianche se il percorso viene allungato. L'attraversamento di vallette senza una via di fuga, devono essere trascurate per eventuale caduta di sassi o franamenti; dovuto da pioggie o assestamento terreno. Le valanghe sono lo spauracchio dei sciatori, naturalmente raro per dei cavalieri di Alpitrekk. Però se si pratica il trekking d'alta quota, può sussistere anche in estate dei slittamenti e piccole valanghe dovuto dal caldo. Nei alti piani alpini si incontrano spesso terreni fortemente sassosi, dovuto a franamenti anche secolari. Questi sono assolutamente da evitare se non si vuole incorrere in un incidente grave agli arti del cavallo. Questi luoghi devono essere aggirati e cercare un fondo meno ostile per il ns. equino, memorizzando la via d'uscita perché le formazioni sassose possono causare un non facile orientamento. L'attraversamento dei fiumi con un cavallo é una cosa piacevole, comunque sempre prudenza; sia per fattori idrici e che il cavallo sia abituato all'acqua ma ancor più alla sensazione della corrente. informarsi se nella zona si effettuano dei spurghi a delle dighe, questi possono causare dei forti cambiamenti di livello e corrente. Pericoloso l'attraversamento o anche un eventuale bivacco sulla riva del fiume. Nelle zone sorgive si possono trovare stupendi scenari morfologici e floreali, ma si deve fare molta attenzione che il fondo con molte probabilità nasconde delle torbiere e acquitrini, che per il peso di n cavallo possono essere altamente pericolose ma anche per un peso umano. In questo caso sarebbe meglio scegliere ev. sentieri naturali formati da animali selvatici o eventualmente tracciati dai bovini provenienti da alpeggi nelle vicinanze. Gli animali selvatici per natura scelgono la via di transito e fuga su terreni stabili, anchese questi con unghia fessa (ungulati selvatici e bovini) partono più avvantaggiati confronto ad altri animali. I temporali, in montagna possono causare gravi incidenti. I fattori sono molteplici: prima di tutto trovandosi più vicino alle perturbazioni repentine e forti cambiamenti di temperature. L'ambiente stesso che ci circonda, roccie, sorgenti, boschi di conifere e correntid'aria nelle vallate. Distanziarsi se é possibile dalle sorgenti o da ruscelli aperti senza una copertura boschiva. Non rimanere scoperto su un altipiano senza una protezione boschiva o meglio ancora se c'é una cascina. Mai cercare protezione sotto una pianta isolata in una zona fortemente frequentata da fulmini. Meglio rifugiarsi in un bosco fitto di conifere, anche se può sembrare strano, ma la frequenza di abbattimento di un fulmine é abbastanza raro. da evitare una rada di larici, questi vivono su terreni piuttosto aridi con fondo sassoso, essi per natura attirano frequentemente i fulmini dato che il loro legno é fortemente resinoso. Si possono osservare a quote superiori intere zone boschive di larici bruciati, questo é indice pericoloso da evitare a fare una sosta. Mai bivaccare se le condizioni meteo si fa peggiore, vicino a torrenti o a luoghi isolati sassosi. In montagna gli animali che possono causare ev. dei problemi, sono solo i serpenti, questi in generale  mordono solo se vengono schiacciati o volontariamente e  fortemente disturbati nel loro habitat. Essi fuggono alla prima vibrazione del terreno. Il cavallo può essere morso nella zona bassa delle gambe, da un'eventuale schiacciamento non letale. Se dovesse accadere fermarsi immediatamente , osservare attentamente la ferita da morso e fasciare la ferita senza bloccare la circolazione sanguigna. Far fuoriuscire il più possibile sangue infetto, coprire con una pomata antibatterica e con una fasciatura di garze sterili. Quindi telefonare immediatamente ad un veterinario della zona e contemporaneamente telefonare al soccorso elitrasporto (svizzera la REGA). Attenzione non muoversi con il cavallo e tranquillizzarlo il più possibile, perché l'effetto del veleno colpisce anche il sistema nervoso. Il serpente più temuto nelle zone prealpine e alpine é la vipera aspide, essa se viene messa alle strette può attaccare saltando contro l'importunato. Ecco perché chi pratica il trekking alpino distante da zone abitate ed impervie, deve premunirsi obbligatoriamente di un telefonino e di un GPS per dare l'ubicazione esatta all'elicottero e ev. alla colonna di soccorso; senza un soccorso appropriato per il cavallo può rivelarsi anche fatale come pure per l'uomo. Concludo che la sicurezza é importante, é la prima domanda che ogni escursionista si pone al momento di mettersi in cammino. Questo perché in un mondo purtroppo "non ha tempo", ognuno di noi deve adattare il suo tempo libero al lavoro. Questo fattore molto spesso sottovalutato e ignorato causa un gran numero di incidenti, in quanto le persone spesso decidono di compiere un'escursione programmata, anche se il tempo é brutto e ciò perché non vogliono rimandare o perché non intendono sprecare quei giorni di vacanza. È l'errore più grande che si possa commettere! Decidere di partire nonostante il tempo sia brutto é già garanzia di incidente.La montagna esige rispetto, perciò bisogna stare attenti quando si prepara un trekking molto in anticipo. Non si può sapere esattamente che tempo farà in quel periodo, perciò tutto é lasciato in sospeso fino a pochi giorni prima della partenza e bisogna essere pronti a saper rinunciare o a modificare l'itinerario in caso  di importanti cambiamenti meteorologici. Se si ha in programma un trekking alpino di alcuni giorni, é bene informarsi e farsi dare tutti i dati necessari riguardo la meteo sulla zona dell'itinerario scelto. Faccio notare che i temporali  quelli estivi possono essere di forte intensità, specialmente in zone nivali. 

La nebbia in montagna può creare grossi problemi,  sopratutto non conoscendo la zona ma anche sul lato sicurezza in generale. Prima cosa da fare all'arrivo della fitta nebbia é osservare la zona circostante per memorizzare e stabilire un riferimento. Meglio se prendere le coordinate con il GPS e riportarle poi sulla vostra cartina, in mancanza del sistema satellitare almeno fare una triangolazione con l'inseparabile bussola per poi mettere la lettura sulla cartina  con un goniometro, righello e matita. Un buon trekkerman questo materiale e strumenti d'orientamento  dovrebbero far sempre parte dell'interessato a questa bellissima attività.  Raccomando se una persona non ha conoscenza alcuna riguardo l'orientamento tradizionale (bussola, cartina), non usare mai il GPS perché  affidandosi ciecamente solo all'elettronica può veramente mettere in grosse difficoltà l'escursionista quale perdere l'orientamento e mettere in seri guai pure i soccorritori; quindi raccomando prudenza e buon senso.  

GRADI DI DIFFICOLTÀ RIGUARDO L’EQUITAZIONE:

(la lettera maiuscola indica tipo di fondo del percorso)

A  =  Percorso ideale, prato, sottobosco, bosco.

B  =  Percorso buono, sterrato, strade con ghiaietto e piccolo pietrame.

C  =  Percorso con fondo duro e sdrucciolevole, asfalto, calcestruzzo o altro materiale edile.

D  =  Percorso incerto e sdrucciolevole, dadi di porfido, ciottolati, lastricati di granito, altro materiale di pietra, scalini  di  ogni genere.

 
(la cifra indica l’ambiente circostante del percorso)

1  =  Ambiente aperto: radura estesa, altopiani senza ostacoli.

2  =   Ambiente limitato perimetralmente: piante o vegetazione varia, crinali di ogni genere specialmente alpine.

3  =   Ambiente con ostacoli perimetrali di una certa pericolosità: barriere dovute a cadute di alberi, dirupi instabili, terreno franoso, grossi massi, ostacoli lasciati dall’uomo come rottami, fili spinati, ecc …

4  =   Ambiente con ostacoli che bloccano il percorso: passaggi stretti e instabili, pendii ripidi su lastroni di granito, crepacci su fondo roccioso e ghiacciaio, nevai instabili, ponti in legno marcio e instabili, torbiere e sabbie mobili, acquitrini melmosi.

I ponti rudimentali in legno per il passaggio a cavallo, possono porre dei seri pericoli sia per l'uomo ma sopratutto per l'enorme peso e l'andatura del vostro cavallo. La forte oscillazione che può dare l'equino al suo passaggio abbinato al peso può far cedere i sostegni e la pavimentazione, causando un'incidente anche molto grave. Quello che posso dire e raccomandare mai passare su simili ponti, piuttosto scegliete un'altro passaggio dando oltretutto più tranquillità a voi stessi per  continuare il vostro trekking. 

I passaggi obbligati stretti con forte pendenze a valle sono da fare con un cavallo assolutamente tranquillo e con una buona sicurezza del cavaliere. Importante anche se il cavaliere non se la sente di stare in sella, consiglio la conduzione del cavallo a piedi. Pure importante durante il camminamento di stare a lato monte lasciando la lunghina più lunga possibile, far sì che per un'eventuale paura del cavallo in avanti non butti il cavaliere a valle con una spintonata.  


LA FERRATURA: Per chi pratica il trekking, deve essere assolutamente idonea e ben fissata. Consigliabile che il lavoro venga praticato professionalmente da un maniscalco di vostra fiducia. Avere problemi di ferratura in alta montagna non é veramente piacevole, oltretutto se non c'é nelle vicinanze un maniscalco. Importante che il ferro sia di una buona lega e leggera ma nello stesso tempo resistente. Il ferro durante il trekking in montagna, assorbe colpi e sollecitazioni assai forti, dovuto al terreno stesso sconnesso e duro e parzialmente su ghiaione e roccia. La ferratura deve essere eseguita a caldo, questo per far sì che l'aderenza sia totale al piede. Se l'aderenza é perfetta il fissaggio é stabile e le sollecitazioni nella zona del contatto ferro/piede sono quasi nulle. Raccomando niente ferratura in alluminio, questi non sono adeguati ai trekking e la loro resistenza non é forte e si consumano velocemente. Per ragioni di sicurezza innestare nelle due estremità del ferro nei appositi piccoli fori, dei piccoli spinotti (puntine)in acciaio-vidia; questi danno un maggior grip al terreno duro e su una superficie liscia quale roccia. Sconsiglio di mettere dei ramponi alla ferratura, questi non sono adeguati per un trekking in montagna. Questi fanno rimanere il piede inclinato; quindi una minor aderenza al terreno. I ramponi (Mordax) si usano principalmente in inverno, quale sicurezza sul ghiaccio e neve dura, abbinati con i snow-grip il quale quest'ultimi non lasciano attaccare la neve sotto il fettone. I ramponi possono essere di vario tipo, vi sono ad innesto conico sul ferro oppure a vite; sull'estremità c'é innestato una puntina di acciaio-vidia. I ramponi più affidabili personalmente sono quelli con una sede conica, quelli con la sede filettata  mi hanno dato personalmente problemi, si possono svittare facilmente.

SE UN CAVALLO SI SFERRA ACCIDENTALMENTE... qualche consiglio per evitare l'inconveniente.
La perdita di un ferro, anche se non provoca conseguenze drammatiche, rimane comunque una seccatura che può compromettere una passeggiata, una gara di fondo o anche un piazzamento in corsa. Inoltre, se la perdita di un ferro avviene ad andatura veloce o su terreno duro e sconnesso, può compromettere la salute del piede poiché causa sobbattiture o rotture del margine inferiore dello zoccolo, che, a loro volta, rendono più difficile ferrare di nuovo il piede in questione.

La maggior parte delle perdite accidentali di un ferro avviene a carico degli anteriori, quando un cavallo si raggiunge con un posteriore. Fattori predisponenti sono il tipo di lavoro, la conformazione dell'arto del cavallo e il suo grado d'allenamento. Infatti, per citare qualche caso, un cavallo corto e alto si raggiunge più facilmente, un cavallo giovane e/o poco allenato può mancare di coordinamento. Ecco alcuni accorgimenti anti-sferratura. La perdita di un ferro avviene con più facilità quando il cavallo è ferrato da poco o da troppo tempo. Nel primo caso il ferro presenta un'orlatura e una lunghezza (relativa ai talloni) maggiore, tale da permettere al cavallo di portare "comodamente" gli stessi ferri per tutto il periodo normale della ferratura senza che questi diventino stretti o corti dopo due o tre settimane. L'orlatura e la lunghezza delle branche del ferro, a livello dei quarti e dei talloni del piede, è uno degli eterni compromessi della mascalcia. Il ferro applicato troppo stretto e corto può compromettere la salute del cavallo, troppo largo e lungo fa aumentare il rischio di una "sferratura". In questo senso è pratica comune ferrare cavalli da corsa "a filo", cioè molto aggiustati, così come è altrettanto frequente ferrare i cavalli da sella più "comodi", seppure ad intervalli più lunghi e con ferri di benda più grossa. Altri accorgimenti includono lo "sbarchettare" i ferri anteriori in punta per facilitare lo stacco veloce degli anteriori dal terreno e al contempo piazzare i ferri posteriori leggermente indietro rispetto al margine dello zoccolo.

In casi di cavalli che si sferrano continuamente, si possono forgiare i talloni dei ferri anteriori prolungati e piegati in su, paralleli alla tangente dei talloni, in guisa di "cucchiaio" ("spooned heels", in inglese). In questo modo diventa più difficile che il posteriore scavalchi il tallone del ferro anteriore. Inoltre, con soggetti che si sferrano quando sono liberi in paddock perché molto "allegri", si possono applicare dei comodi paraglomi che arrivano a coprire i talloni. Ancora: si dovrebbe moderare l'andatura quando il terreno fa sprofondare il piede del cavallo, perché in queste condizioni viene ritardato lo stacco degli anteriori da terra. Sono da evitare anche le ferrature tenute per troppo tempo: gli zoccoli crescendo diventano eccessivamente lunghi e i chiodi si allentano o addirittura si spezzano. Mentre un ferro strappato accidentalmente in uno zoccolo corto, equilibrato e ferrato da poco, generalmente non comporta danni eccessivi alla muraglia, soprattutto se i chiodi sono stati correttamente infissi ad altezza adeguata e non sono di dimensioni eccessive (i chiodi dovrebbero essere sempre sulla linea di "minor resistenza"), all'opposto le muraglie eccessivamente lunghe si spezzano con grande facilità in soli pochi passi senza ferro. Per questo motivo si consiglia di osservare una metodica regolarità negli appuntamenti con il maniscalco. La perdita accidentale di un ferro dei posteriori avviene con meno frequenza ed è quasi sempre il risultato di un altro cavallo/cavaliere che non ha mantenuto le dovute "distanze di sicurezza".

Quando il cavallo ha il vizio di calciare in box. Come tutti i vizi, anche questo non è facile da correggere e le conseguenze per la salute e per lo stato della ferratura dei posteriori possono essere anche gravi.
Se il cavallo esprime questa tendenza durante l'ora della distribuzione dei pasti, sarà bene governarlo per primo. Imbottire le pareti con gomma resistente può limitare i danni e spesso un po' d'esercizio e di libertà può liberare l'energia eccessiva.
Con cavalli che si sferrano facilmente ai posteriori è importante evitare l'uso di barbette troppo appuntite, che aumentano la solidità della ferratura ma, se sono taglienti in cima, possono causare delle gravi lesioni alla suola o addirittura all'osso del piede. Questi danni sono frequenti se il soggetto pesta un ferro che si era allentato e poi girato sotto il piede

La valutazione delle scelte di fronte al dilemma 'quali scarpe scegliere per il nostro cavallo', l'unica vera regola da seguire è quella di affidarsi al competente consiglio di chi queste cose le affronta quotidianamente per lavoro. Ovvero a quello del nostro maniscalco di fiducia. In linea generale, se il piede, le andature e gli arti del nostro cavallo non presentano problemi particolari, non lasciamoci tentare da estemporanee mode e ricorriamo alla ferratura classica. Se è la più diffusa, ci sarà pure un motivo! Di contro, se il nostro amico ha problemi particolari, il suggerimento del veterinario e l'opera del maniscalco sapranno darci sicuramente la migliore soluzione. E ciò comprende tanto l'uso di ferrature particolari quanto l'impiego di solette o tacchetti o altri sistemi correttivi. La ferratura in rame per esempio, pur conservando un grande bagaglio di vantaggi, a causa del proprio peso, non è mai consigliabile in soggetti che svolgono percorsi sportivi o attività agonistiche quali per esempio il salto. Lasciamo quindi fare a ciascuno il proprio mestiere e semmai preoccupiamoci di fare bene quello di proprietari. Il che significa mettere sempre in conto il fatto che il maniscalco non è quasi mai immediatamente disponibile alla nostra chiamata e il suo intervento va quindi previsto con un discreto anticipo rispetto alle inderogabili necessità del ripristino tempestivo della ferratura.

LA SCARPETTA D'EMERGENZA
Nelle lunghe passeggiate, nei trekking e nelle gare di fondo è buona precauzione portare una scarpetta di gomma d'emergenza dalle dimensioni adeguate. È leggera e, allacciandola al piede scalzo, permette di tornare al passo alla scuderia o al punto d'appoggio più vicino senza ulteriori danni allo zoccolo che, se si danneggiasse durante il rientro, presenterebbe dei problemi per la successiva ferratura. Parimenti al medioevo, quando ad ogni futuro cavaliere veniva richiesto d'essere capace di ferrare il suo cavallo, un cavaliere del ventunesimo secolo dovrebbe essere in grado di rimettere un ferro perso utilizzando i vecchi tragitti dei chiodi attraverso la muraglia, creati durante la ferratura da parte del maniscalco professionista.

Attingere:   quando lo zoccolo tocca il nodello opposto.

Forgiare:    quando lo zoccolo posteriore urta la punta del piede avanti quando é flesso.

Raggiungere:   quando la punta del piede posteriore urta il tallone del piede avanti.

La scelta di un buon tipo di ferro aiuterà a correggere alcuni problemi quali quello del cavallo che inciampa o si tocca. Se la ferratura é adeguata anche un cavallo sofferente potrà riprendere il suo lavoro. Un buon ferro contribuirà ad allegerire la pressione, ad eliminare gli effetti delle sobattiture ed aiuterà a correggere la crescita difettosa dello zoccolo. Infine l'attenzione periodica che si dedica agli zoccoli fino alla ferratura del cavallo contribuisce ad individuare rapidamente i problemi dei piedi prima che si manifestino in modo grave. Raccomando che la scelta del ferro per le relative correzioni, deve esserci il parere anche del veterinario. Un buon lavoro ad arte deve esserci la combinazione della mascalcia e la medicina veterinaria.

Tutti i bravi cavalieri devono sapere che bisogna tagliare gli zoccoli della maggior parte dei cavalli all'incirca tra i  due mesi e i tre mesi, al fine  di assicurarsi che il cavallo mantenga una lunghezza normale dello zoccolo e che il peso sia ripartito ugualmente su ogni parte dello zoccolo, in particolare sul fettone. Un lavoro lento e regolare su una superficie dura favorisce la ricrescita dell'unghia. Bisogna riservare le stesse cure ad un cavallo non ferrato se é tenuto al pascolo. I bordi dello zoccolo devono essere tagliati regolarmente per evitare che lo zoccolo si scheggi. Può succedere che un cavallo con i piedi delicati abbia bisogno di portare sempre i ferri affinché lo zoccolo non si deteriori irreparabilmente. Le cure igeniche da riservare allo zoccolo si possono così riassumere:

Evitate di togliere le protezioni naturali quali ad esempio i peli della corona; occorre tagliarli esclusivamente per disinfettare una ferita.

Curate e pulite gli zoccoli prima del lavoro; se é indispensabile, fate dei bagni ai piedi con particolari sostanze medicali, ma non abusatene perché l'acqua indebolisce la resistenza dell'unghia.

Pulite lo zoccolo tutti i giorni (se possibile) con il curasnetta, togliete tutta la sporcizia e le parti friabili e caduche della suola e del fettone.

Ingrassate moderatamente lo zoccolo con dell'olio di fegato di merluzzo (solidificato) o con del catrame vegetale di pino; evitate le pomate acide che rendono l'unghia fragile e creano problemi di ferratura. Ingrassate i piedi per impedire l'evaporazione. Se dovete bagnare le zampe del cavallo (per es. dopo il lavoro con un getto d'acqua) ingrassate prima lo zoccolo; in condizioni normali (lavaggio quotidiano) ingrassate gli zoccoli alla fine dell'operazione. 

Trattate tutte le eventuali secrezioni che fuoriescano dalla suola o dal fettone applicando i prodotti astringenti necessari e poi effettuare una accurata pulizia.

Faccio osservare che é necessario ferrare i cavalli per proteggere lo zoccolo e per mantenerne la sua forma naturale, senza la quale non potrà adempiere alla sua funzione. Un cavallo che non lavora ma vive al pascolo bisogna riservargli le stesse cure allo zoccolo. I bordi dello zoccolo vanno tagliati e regolati onde evitare che lo zoccolo si scheggi, se é possibile anche ingrassato.

Ecco appassionati del trekking invernale, questa fettuccina in silicone é chiamata "Snow grip". Questa fettuccia a forma ferro di cavallo viene posato tra lo zoccolo e la ferratura, il suo scopo é di non far sì che la neve polverosa umida non si attacca tra il fettone e la ferratura (lato interno). Come vedete all'interno della fettuccina in silicone corre un tubicino perimetralmente, questo é il segreto che non fa attaccare la neve alla ferratura, avendo un movimento cioé mobile durante l'andatura. La formazione e l'accumulo di neve nella zona centrale dello zoccolo intralcia e immobilizza il passo del cavallo. Quindi questo utilissimo accessorio impedisce l'accumulo di neve, cioé dei trampoli di neve al vostro amico equino. A vostra scelta può essere fissato sui 4 zoccoli, però la mia esperienza dice che il fissaggio importante e d'obbligo é sui 2 zoccoli anteriori. Quest'ultimi non hanno un slittamento durante l'andatura, quindi la formazione di neve é garantita. Invece sui posteriori durante l'andatura c'é sempre uno slittamento del ferro sulla neve, quindi la formazione é più difficile. Comunque alle prime esperienze é meglio mettere lo snow grip sui 4 zoccoli poi sta a voi decidere dopo diverse uscite e al prossimo inverno dove mettere lo snow grip. L'invenzione di questo utilissimo accessorio é stato inventato e brevettato da uno svizzero grigionese di St. Moritz, quale sig. Cattaneo. 

 

Il mestiere del maniscalco é indubbiamente uno dei più vecchi al mondo. Da quando il cavallo ha servito l'uomo al lavoro e in guerra poi ora naturalmente per sport ,  é diventato sicuramente e maggiormente più redditizzio.  Se il lavoro diventa giornalmente pesante certo con l'aiuto-maniscalco, il lavoro é più tranquillo. La ferratura eseguita con tutta calma é sicuramente più efficace e dona anche minor stress al cavallo.  mettler.maniscalco@bluewin.ch  

Una buona ferratura deve essere eseguita a caldo e un buon maniscalco deve sapere lavorare a dovere il ferro in base alla caratteristica dello zoccolo da ferrare. Se la ferratura ha una buona aderenza sulla pianta dello zoccolo minore sono le sollecitazioni all'arto e maggior beneficio giova al cavallo. Certo il ferro oggi con la modernizzazione é stampato avente diverse misure come le nostre calzature, ma per avere una buona ferratura la lavorazione é importante e indispensabile come già spiegato. Molto bello a vedere il maniscalco ha manipolare il ferro incandescente e il martellamento cadenzato con precisione che va alla modellazione del ferro.

La forgia attrezzo importante per un maniscalco che ferra a caldo, quale la maggioranza di questa antica professione. Funziona a gas con rivestimento termico, all'interno della forgia possono starci comodamente 4 ferri che arrivano ad una temperatura di ca. 600-650 C° ad una colorazione ciliega.

La boccola della forgia quale si intravede all'interno della caldaia la ferratura incandescente pronta da modellare e metterla sotto lo zoccolo per vedere se la ferratura appoggia pienamente. 

Molto importante eseguire un'ottima formazione del fettone e dello  zoccolo, per la posa del ferro. Prima di fissare la ferratura, il ferro viene messo nell'apposito forno, per poi appoggiarlo incandescente al fondo zoccolo. Questo  per vedere se vi sono delle sporgenze (zone bruciate), quale devono essere eliminate per un buon appoggio della ferratura. In sintesi la bruciatura deve essere omogenea perimetralmente allo zoccolo.  

Dopo aver eseguito la formazione del fettone e dello zoccolo, viene posato il ferro già leggermente formato a caldo. Per poi mettere i chiodi su misura in base allo zoccolo e alla ferratura. 

Una bella immagine del mio maniscalco e la sua aiutante che ferra un Freiberger nella Valle Leventina. Sullo sfondo vediamo la catena del massiccio del S. Gottardo.

A volte capita di ferrare il cavallo non solo a domicilio, ma in zone discoste per motivi logistici del maniscalco. Strada coperta ancora da tratti nevosi non percorribili anche con un mezzo 4x4 .


RICEVITORE SATELLITARE GPS:   Il sistema GPS (Global Positioning System) é articolato su 24 satelliti distribuiti in diversi piani orbitali che inviano a terra informazioni atte a calcolare la ns. posizione espressa secondo i vari sistemi di coordinate terrestri. Per poter usufruire di questo sistema é necessario disporre di un ricevitore GPS. I satelliti GPS sono di prorietà del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e creati con gli introiti provenienti dalle tassazioni USA. La ricezione dei satelliti GPS é gratuita per tutti. L'utilizzo di un ricevitore GPS durante l'attività escursionistica consente di disporre di una interessante serie diinformazioni durante il percorso. L'unico vero limite é dato dalla necessità "vedere"una buona parte del cielo per potersi assicurare la ricezione del massimo numero di satelliti. Canaloni incassati o boschi a densa copertura fogliame, possono ridurre o rendere del tutto impossibile la ricezione. In genere sono necessari almeno quattro satelliti per ottenere una posizione sufficientemente accurata. In condizioni ottimali da un GPS sono visibili i seguenti dati: I° le coordinate geografiche (reticolo) del punto in cui ci si trova (reticolo UTM, nazionale). II° la distanza percorsa, in base al ns. punto di partenza. III° la quota e il dislivello effettivo percorso, importante per programmare pause e ev. bivacchi. IV° la registrazione del percorso effettuato memorizzando singoli punti (utile per un'eventuale ritorno del percorso effettuato), a intervalli regolari. Tale percorso una volta scaricato sul PC può essere sovrapposto ad una cartina topografica del luogo interessato, ottenendo così un'accurata proiezione dell'itinerario. Questo solo per i modelli che dispongono di altimetro, profilo altimetrico dell'escursione e naturalmente il programma nel PC. Interessante nel GPS sono le indicazioni riguardo la direzione, il tempo e la distanza necessaria a raggiungere un determinato punto di sosta, un passo alpino, una zona per il bivacco, ecc...Le indicazioni da immettere nel GPS sono naturalmente le coordinate estratte dalla cartografia o da indicazioni ben precise. Le coordinate mi daranno una direzione da percorrere fino al punto predefinito. I dati trasmessi durante il percorso si possono sempre riportarli in ogni momento sulla carta topografica del luogo, dandomi così un'esatta localizzazione del trekking. Questi dati possono essere trasmessi con qualsiasi tempo, anche nella nebbia. L'utilizzo del GPS sul terreno richiede di essere esercitata. Il metro di misura per le misurazioni con il GPS, sulla carta e nella realtà sulla carta topografica 1:25000 é la seguente: 4 cm. = 1 km. / 1 mm. = 25 m. Attenzione il GPS consuma velocemente le batterie, é consigliato attivarlo solo quando é necessario e di avere sempre le batterie di ricambio. Pure raccomando che l'uso del GPS é consigliabile avere delle cognizioni come leggere una cartina topografica e saper orientarsi e tracciare punti di riferimento tramite il sistema tradizionale, cioé con l'inseparabile bussola.


ALLENAMENTO CAVALLO: Raccomando che l'allenamento sia fatto con coscienza e che il cavaliere abbia acquisito buone conoscenze tramite lezioni e brevetti della Monta Western. È di primaria importanza per un cavallo fare un allenamento costante per restare in buona forma, ossia rimanere sveglio senza essere eccitato, bello muscoloso e col ventre snello. Allenare un cavallo presuppone la conoscenza dei diversi muscoli implicati nei movimenti e delle maniere di svilupparli a mezzo di idonei esercizi. Ecco un esempio di esercizio per lo sviluppo della muscolatura degl'arti: l'uso di barriere a terra e cavalletti.In un programma quotidiano di esercizi, bisogna ricordare che i movimenti veloci non accelerano i processi di sviluppo muscolare, mentre gli esercizi eseguiti con lentezza favoriscono questi processi. Quando si intraprende un programma di allenamento fisico del cavallo, bisogna fare attenzione alla protezione dell'animale e alla durata degl'allenamenti. In rapporto all'età del cavallo, il successo o meno del vostro programma dipenderà dall'intensità del lavoro svolto. Si può sottoporre un cavallo ad allenamento dai primi mesi di vita fino a 20 anni circa. Se il vostro programma é troppo breve , non otterete i risultati sperati; d'altronde se il programma é troppo intenso e protratto; può essere pregiudizievole per la salute dell'animale.Lo scopo primario dell'allenamento é quello di sviluppare i muscoli e adattare i sistemi respiratorio e cardiocircolatorio allo sforzo che deve essere fatto durante i trekking; inoltre l'allenamento irrobustisce articolazioni, tendini e legamenti. Altra cosa é l'addestramento che consiste nel ripetere più volte un esercizio fino che non diventa quasi spontaneo e perfetto nella esecuzione. Se il compito diventa troppo duro sia dal punto di vista fisico che mentale, la prima cosa che si nota é la perdita dell'appetito. Qualunque sia il valore dell'allenamento, se mancano proteine nella dieta il cavallo non si rinforzerà mai ed avrà problemi di crescita o di mantenimento (attenzione però a non esagerare con la somministrazione di alimenti proteici perché potrebbe essere un errore fatale). Se trovate un cavallo troppo spesso sdraiato nel suo box é segno che é troppo stanco e teso (a meno che non sia ammalato). D'altro canto, in un programma di allenamento destinato ad un giovane cavallo é consigliabile lasciargli la possibilità di riposarsi e di distendere le zampe. Dove sta dunque il giusto confine tra permessivismo ed allenamento troppo rigido? Quando l'animale perde l'appetito e diventa sonnacchioso, significa che l'allenamento é troppo duro. Dal momento in cui constatate questa situazione, avete bisogno di circa un mese per recuperare l'equilibrio nell'allenamento del vostro cavallo. Un programma di allenamento mal somministrato può avere delle serie conseguenze. Se si obbliga un cavallo troppo giovane a sforzi eccessivi, esso rischia di sfiancarsi, di avere delle coliche o di riportare danni all'apparato scheletrico (che se gravi possono anche essere incorregibili e pregiudicheranno quindi la carriera del soggetto). " Nel montare un cavallo noi prendiamo in prestito la libertà"  H. Thomson.


Molto importanti sono gli esercizi obbligatori ossia delle figure costituite da cerchi, dritte con roll-back, laterali e diagonali. Questo fa sì che il cavallo abbia una buona direttiva abbinata con la guida del cavaliere e che il cavallo abbia il costante ritmo del trotto e del galoppo, quale quest'ultimo che vi sia un cambio al momento giusto nella deviazione per la formazione di un nuovo cerchio. Il sottoscritto con calma esegue un galoppino ridotto e controllato in sella ad un Quarter davanti ai compagni di viaggio che attendono la loro dimostrazione. 


CONDURRE E OSSERVARE IL BESTIAME: Condurre del bestiame quale in generale alle nostre latitudini in montagna non é cosa semplice. Importante é conoscere bene la regione e i passaggi impervi, ove bisogna prendere delle precauzioni e rallentare eventualmente la marcia dei bovini. Può capitare delle situazioni estreme che bisogna avere dei compagni di lavoro meglio se sono a cavallo, onde far passare in piccoli gruppi i bovini nei passaggi stretti senza via di fuga. La guida di una mandria in generale é una persona a cavallo o a piedi accompagnata dalla capa mandria, che in generale é la veterana che conosce la zona già da diverse transumanze. Evitare che il bestiame giovane sia in coda o troppo lontano dalla mandria, essendo un po' disordinati e esuberanti essi possono incorrere a pericoli di cadute. La sicurezza é valida anche per il cavaliere e cavallo il quale in passaggi stretti con dietro del bestiame é meglio e consigliabile scendere dal compagno equino. Tenire sempre una distanza di sicurezza onde evitare che il bestiame non si spaventi andando a cozzare contro il cavallo e cavaliere, questo é valido in passaggi stretti senza via di fuga. Osservare attentamente sempre durante una marcia se vi sono dei bovini affaticati o feriti, pure se possibile con un colpo d'occhio a conteggiare naturalmente se il gruppo non é numeroso e vedere anche se i piccoli vitelli siano vicino alle madri e non troppo al centro che possono essere calpestati o spintonati causandogli dei problemi.   

Osservare il bestiame al pascolo se é possibile restando in sella al proprio cavallo é sempre una bella sensazione.  Comunque per un cavaliere della Monta Western osservare molti bovini o cavalli a pascolare, nella mente si comincia a vagare e immaginare le estese praterie del West.

La passione e la conoscenza di un buon Cavaliere MW, significa crescere tra i crini di un cavallo.        Cavaliere solitario               


IL CAVALLO MONTA WESTERN: È un cavallo fantastico, di temperamento tranquillo e fidato, molto versatile e con leggerezza di movimento in tutte le andature. È un cavallo calmo e rilassato da trattare, leggero ed obbediente da montare, un cavallo che é in grado di affrontare ogni tipo di ostacolo o di imprevisto che si possono incontrare durante delle passeggiate, trekking, sempre pronto allo stesso tempo a far fronte a sfide di ogni genere.

Lo scopo dell'equitazione western é proprio quella di avere un cavallo morbido e rilassato, addestrato, equilibrato e disponibile al lavoro; tali peculiarità si realizzano esclusivamente rispettando il suo linguaggio naturale e montandolo con gli aiuti idonei: voce, mano leggerissima (contrario alla monta inglese), corretto assetto del corpo e adeguato utilizzo delle gambe.

Nello stesso istante in cui il cavallo obbedisce e risponde all'aiuto, bisogna sospenderne immediatamente l'azione; rilasciando le redini (il cavallo western lavora "fuori dalla mano"), allontanando le gambe e rimettendosi nel giusto assetto. Inoltre, il cavallo deve essere subito premiato e gratificato accarezzandolo, parlandogli dolcemente e facendolo riposare.

Così facendo il cavallo vi darà fiducia, non avrà paura, e sarà completamente rilassato ma attentissimo al più impercettibile degli aiuti, perché sarete riusciti a comunicare con lui nel più assoluto rispetto.

In Italia l'equitazione western non ha una grandissima diffusione (anche se il numero dei praticanti é in aumento), faccio presente però che l'Italia detiene il maggior numero di appassionati ed elementi conosciuti in campo internazionale; nei confronti di altri paesi europei. È invece molto praticato negli USA (dove d'altronde é nato), in Canada e in altri paesi Europei. Chiunque può iniziare a praticare la monta western, sia chi ha già familiarità con la monta inglese, sia chi non ha mai montato a cavallo.  

L'equitazione  western può essere fatta anche a pelo, chiamata Bareback. Si tratta molto semplicemente della monta a cavallo senza sella. Il bareback é infatti una struttura essenziale sostitutiva della sella ed é costituita da una maniglia fissata con un sottopancia al cavallo; offre quindi la possibilità di provare le sensazioni della monta a pelo! La monta western non é chiamata solo perché viene usata una sella americana, ma bensì é il modo di guida del cavallo.    

 

Il cavallo più idoneo per eccellenza é naturalmente il Quarter  Horse  www.aqha.com , Appalosa  www.appaloosa.com , Paint  www.apha.com  , Avelignese e Arabo.

Questa illustrazione che é stata realizzata da Orren Mixer per conto dell'Associazione Quarter Horse Americana, rappresenta il Quarter Horse ideale. Questo é lo standard in base al quale vengono valutati i cavalli nelle gare di morfologia.   www.aqha.com    

La linea ideale che va dalla nuca al garrese (B), dovrebbe essere più lunga di quella che va dalla gola al petto (C) e più lunga anche di quella che va dal garrese alla groppa (A).

La struttura del nobile cavallo coincide con delle parallele e linee oblique nella zona del collo-testa, formando pure delle angolazioni.





LE ANDATURE:    

 Il passo: é un'andatura naturale a quattro tempi. Se il cavallo inizia a camminare sollevando il posteriore destro, seguirà l'anteriore destro, poi il posteriore sinistro ed infine l'anteriore sinistro.

Il trotto: é un'andatura naturale a due tempi in cui le gambe avanzano in diagonale due a due in un movimento simultaneo. Ad ogni falcata, l'anteriore destro avanza simultaneamente al posteriore sinistro e così viceversa per effettuare un ciclo completo in due movimenti. Quindi se il cavallo parte con il posteriore sinistro, l'altra gamba del movimento sarà l'anteriore destro. Fra ogni spostamento diagonale c'é un tempo di sospensione. 

Il galoppo: é un'andatura naturale a tre tempi, seguita da un tempo di sospensione. Il cavallo galoppa a destra quando l'anteriore destro supera l'anteriore sinistro ed il posteriore destro é davanti al posteriore sinistro. Si dice che il cavallo é sul piede giusto quando in un cerchio a mano destra o durante una volta a destra galoppa a destra. Si dice che il cavallo galoppa sbagliato o "falso", quando in un cerchio o in una svolta a destra galoppa sul piede sinistro. Si dice che il cavallo é disunito quando galoppa a destra sugli anteriori e a sinistra sui posteriori o viceversa. 


Il cavallo: non é un oggetto, ma una creatura complessa, con le sue disposizioni, il suo carattere, le sue qualità e i suoi difetti. Dipende comunque da noi riuscire a far esprimere al meglio la sua forza e le sue capacità. Il vero cavaliere capisce il suo cavallo e sa cosa gli serve in ogni momento.

Chi non conosce i cavalli, ha volte ne ha timore. Ricordiamoci però che, fondamentalmente, il cavallo é un animale erbivoro e, in quanto tale, la sua reazione normale non é l'aggressione, ma piuttosto la fuga. Il cavallo dunque, per sua natura, si affida al cavaliere che gli infonde sicurezza, ed é ben disposto a collaborare con lui.

Cavallo, cavaliere e ambiente circostante non sono realtà a sé stanti, ma costituiscono un'unità. Chi capisce questa meravigliosa connessione, capisce, chi é il cavallo e cosa é possibile realizzare assieme a lui. 

Lavorando con il cavallo, tutto si deve svolgere con armonia, stabilendo con lui un corretto rapporto e sfruttando le sue doti naturali per conoscersi e rispettarsi l'un l'altro.

Lasciamo dunque a casa l'agitazione, l'inquietudine, la collera e la paura, e facciamoci accompagnare da questo magnifico animale alla scoperta delle sue qualità, della natura e, perché no, anche di noi stessi. " E Dio prese un soffio del vento del Sud. E vi alitò sopra. Così creò il cavallo"    Massima dei beduini.

Storia di un'evoluzione...


Tutte le razze equine esistenti derivano da un'unica specie: l'Equus caballus.
A questa grande specie appartiene il solo cavallo selvatico esistente ancora oggi:
l'Equus przelawski (o cavallo selvatico dell'Asia).

Per risalire al suo antenato dobbiamo tornare indietro fino a 50 milioni di anni fa quando il cavallo nano o Eohippus percorreva le foreste paludose ma lussureggianti dell'America settentrionale,dell'Europa, dell'Asia e dell'Africa.
Questo progenitore era molto dissimile dai suoi pronipoti odierni, basti pensare che i denti aguzzi, il dorso arcuato e gli arti posteriori più lunghi degli anteriori avevano reso difficile agli esperti il suo riconoscimento.   Parallelamente al graduale sviluppo vegetativo riscontriamo una progressiva evoluzione dell'Eohippus, sia nella sfera intellettiva-sensoriale che in quella fisca, fino alle più recenti forme di cavallo primitivo o il Pliohippus (da sette a due milioni di anni fa).

Procedendo di un gradino sulla scala evolutiva giungiamo alle varie razze di Equus attuale, alla cui specie appartengono quattro tipi di Equus selvatici: il Pony Primevo, il Cavallo della Steppa, il Cavallo della Tundra e il Protoarabo. Conosciamo l'evoluzione equina grazie allo studio dei fossili e delle pitture rupestri, ma a causa delle scarse informazioni sul passato, tutte le ipotesi avanzate dagli zoologi sono incerte e precarie.

Alcuni esperti sostengono che tutte le odierne razze domestiche discendano da quell'unico cavallo selvatico esistente oggi (l'Equus przelawski), ma per la grande varietà delle razze alcuni propendono per la più recente tesi dell'origine multipla.

Ad avvalorare questa supposizione c'é l'ipotesi della suddivisione delle moderne specie equine in tre grandi gruppi che rispecchierebbero i quattro generi originari di cavalli selvatici:
- il primo gruppo é quello dei pony che raggruppa tutti i cavalli di taglia ridotta, dal Falabella al  Fjord della Norvegia;
- il secondo gruppo, discendente del cavallo della tundra, é quello dei cavalli da lavoro che, con  la loro possenza, in passato, hanno contribuito enormemente al lavoro dell'uomo.
- il terzo é quello più numeroso,comprendente le razze da sport, da svago e da passeggio.

I loro progenitori sono il cavallo arabo e il cavallo della steppa, sebbene quest'ultimo in minima parte.

Il cavallo da sport: Il nostro secolo ha visto un radicale cambiamento nell'impiego del cavallo. Per più di 2.000 anni l'umanità ha dipeso da loro per il trasporto, l'agricoltura, l'industria e la guerra. Oggi, c'è ben poca richiesta di cavalli per gli usi di una volta. Il numero complessivo delle razze equine è drammaticamente diminuito, anche se non ovunque. In molti paesi, il governo sostiene l'allevamento e l'uso dei cavalli da sport, non solo perché porta prestigio, ma anche perché l'equitazione è una pratica sportiva che forma il carattere e contribuisce alla salute fisica.

Il numero dei cavalli da sport dunque cresce, e sono state create molte nuove razze per rispondere alla richiesta di cavalli che abbiano temperamento adatto per essere addestrati e cavalcati, e le doti atletiche necessarie per il salto e la corsa.

Molte antiche razze, soprattutto da carrozza e da guerra, come l'Hannover, hanno ricevuto nuovo sangue per diventare più adatte all'impiego nell'equitazione sportiva e amatoriale.

I cavalli da sport sono compresi in due categorie, tradizionalmente definite "sangue ardente" e "sangue caldo". Come per i "sangue freddo", i termini non si riferiscono a differenze nella temperatura del sangue, ma a differenze di genealogia e di temperamento. Vi sono solo due razze "sangue ardente", l'Arabo e il Purosangue. Queste famose razze sono le progenitrici di quasi tutti i "sangue caldo".

I "sangue caldo" non sono razze pure. Sono state sviluppate attraverso mescolanze tra "sangue caldo" e tavolta anche qualche "sangue freddo". Sono razze create mediante incroci e allevamenti selettivi per venire incontro alle richieste più diffuse. Non sono flemmatici come i "sangue freddo", ma neppure di temperamento vivo come i "sangue ardente". Hanno un carattere che permette di addestrarli e utilizzarli per l'uso da sella o alla carrozza. 

Cavallo da lavoro: Questa categoria raggruppa i cavalli più grossi e forti, i cavalli dai quali un tempo il mondo dipendeva per i trasporti e la forza motrice nell'agricoltura e nell'industria. Per secoli, e soprattutto con lo sviluppo delle strade dopo l'inizio della Rivoluzione industriale, sono stati un elemento fondamentale dell'economia. Oggi, i cavalli pesanti sono utilizzati ancora in paesi con economia poco industrializzata e nelle regioni agricole dove la meccanizzazione è difficile. Sono ancora usati per alcuni tipi di trasporto per esempio nel Nord Europa dalle fabbriche di birra, che sfruttano la pubblicità derivante dai meravigliosi tiri a quattro o a otto che fanno le consegne.
Ma oggi l'impiego maggiore è nelle fiere e nelle manifestazioni ippiche. Molti appassionati ippofili non accettano di veder scomparire questa parte vitale del nostro passato, e sono nate così diverse associazioni per la difesa delle razze da lavoro.

Una definizione più tecnica per le razze da lavoro è "sangue freddo". Questo non significa che la loro temperatura corporea sia inferiore a quella dei cosiddetti "sangue ardente" o "sangue caldo". Il termine deriva dalla parola tedesca Kaltblutigkeit, che significa flemma e stolidità. Per le loro dimensioni esagerate e la massiccia muscolatura, i cavalli da lavoro tendono a essere pigri e poco reattivi.

Ci sono stati molti contrasti tra gli studiosi, a proposito dell'evoluzione dei "sangue freddo", ma sembra probabile che si siano sviluppati sia dai Cavalli della Tundra che dai Cavalli della Steppa; entrambi avevano la tendenza a crescere di dimensioni, in ambienti paludosi con abbondante disponibilità di foraggio e clima da freddo a temperato. In un clima freddo, essere più grossi è un vantaggio, perché diminuisce in proporzione la superficie attraverso la quale il corpo perde calore per irradiazione.  




L'acquisto:
é un argomento piuttosto delicato nel mondo dei cavalli. L'acquisto pone diversi problemi come la scelta appropriata, finanziaria, avere fiducia nell'allevatore e addestratore. Una buona scelta deve essere fatta sempre alle proprie capacità tecniche e conoscenza generale sul cavallo, per un giovane cavaliere o principiante é di farsi consigliare da persone esperte come istruttori. Data la sua inesperienza egli può rimanere deluso. Quando si decide di acqiustare un cavallo dovete già sapere a che cosa vi servirà: passeggiate, concorsi, ecc..La maggior parte dei cavalli può realizzare quel che é stato indicato prima con diversi gradi di successo. Tuttavia se desiderate un cavallo capace di eseguire un certo tipo di lavoro é consigliato comprare un animale addestrato, specializzato naturalmente o adatto ai compiti che avete previsto per lui. La vostra prima decisione riguarda quindi la scelta del tipo di cavallo desiderato. Grazie ad allevamento selettivo é possibile controllare la taglia, il temperamento e le capacità di un cavallo. Il puro sangue é nato per percorrere lunghe distanze al galoppo a grande velocità, il trotter é nato per il trotto; per quel che riguarda il Quarte Horse, esso va molto veloce ha una partenza folgorante e si ferma su una distanza brevissima (1/4 di miglio). Ciò detto possiamo concludere che in ogni cavallo si ritrovino le qualità e i tratti caratteristici della sua razza. Gli incroci di cavalli spesso danno risultati più adatti per eseguire determinati compiti: così si uniscono la taglia e le capacità di una razza al temperamento di un'altra. Tuttavia però non sempre gli incroci sono ben riusciti; si possono ritrovare nello stesso cavallo i difetti di ambedue le razze. Una volta scelta la razza occorre pensare alla taglia del cavallo. Il criterio principale é che il cavallo deve essere adatto al cavaliere, e viceversa, per ottenere un buon rendimento. Di conseguenza quando si compra un cavallo, non bisogna fermarsi alla sua conformazione, ma anche tenere presente la taglia del cavaliere. Benché la taglia, la razza e la conformazione dell'animale siano fattori importanti, il punto fondamentale é tuttavia quello della sicurezza; soprattutto per il primo cavallo. Questo deve meritarsi la fiducia del cavaliere, essere sicuro, fare in modo che il cavaliere sia contento di essere in sella, aiutarlo ad imparare rispondendo agli aiuti corretti ed eseguire correttamente e con calma ciò che gli si chiede. Quando il cavaliere non sa come fare una determinata cosa il cavallo é là per supplire alla sua inesperienza. Il cavaliere si ricorderà per lungo tempo di una brutta esperienza vissuta durante le prime fasi del suo apprendimento e questo potrà frenare i suoi progressi. 


Queste tare e problemi sono le più comuni riscontrate agli arti del cavallo.         

Mollette: sono delle dilatazioni di guaine tendinee o di capsule articolari. Possono o meno essere collegate a zoppia. Esse si trovano all'altezza dello stinco e nodello.

Sobbattitura: é una contusione della suola frequente in cavalli con piede piatto, causato da urti violenti su terreni sconnessio sassosi. Provoca una zoppia molto marcata.

Contrazione o chiusura dei talloni: le pareti dello zoccolo sono contratte a livello dei talloni.

Laminite o rifondimento: infiammazione delle lamine dello zoccolo che permettono l'adesione della scatola cornea alla 3° falange. E' una malattia grave e molto dolorosa, puo' causare la rotazione della 3° falange fino alla perforazione della suola. Questa malattia colpisce piu' spesso gli anteriori che i posteriori.

Necrosi del fettone: dovuta a mancanza di pulizia dello zoccolo, in questo caso il piede emana un odore fetido caratteristico.

Formelle: si tratta di un callo osseo localizzato in corrispondenza della zona della corona, meglio conosciuta con il nome di "formella bassa", oppure attorno alle articolazioni del pastorale e in questo caso si tratta di *formella alta".

Ossificazione delle cartilagini alari: aree di ossificazione delle cartilagini alari che possono anche fratturarsi. Tipiche dei cavalli vecchi.

Sesamoidite: infiammazione delle ossa sesamoidee del nodello.

Stiramento tendineo: lesione del tendine che si manifesta con gonfiore e zoppia. E' dovuto ad un trauma da eccessivo lavoro o ad un incidente.

Soprosso o schinella: piccola callosità ossea che si forma più frequentemente tra l'osso metacarpale rudimentale ed il metacarpale principale (stinco).

Cappelletto: un gonfiore della punta del garretto dovuto all'infiammazione ed all'ispessimento della borsa sottocutanea. Puo' essere causato dallo scalciare contro le pareti del box.

Corba: infiammazione acuta o cronica del legamento posto nella parte posteriore del garretto.

Sparvenio osseo: una ipertrofia ossea della parte inferiore interna del garretto.

Sparvenio molle: gonfiore della capsula articolare del garretto che si estende fino alla parte anteriore del lato interno.

Igroma del gomito: tumefazione accompagnata da un cumulo di liquido alla punta del gomito.

Arpeggio: il cavallo salta su uno o su tutti e due i posteriori quando é al passo ed alcune volte anche al trotto. Spesso é impercettibile, ma nei casi più gravi può succedere che il cavallo si tocchi il ventre.

Navicolite: infiammazione dell'osso navicolare. Colpisce i due anteriori ed in genere é più manifesta su uno dei due. All'inizio é progressiva e le sue apparenze possono ingannare. Il primo segno visibile é quello che il cavallo "punta" con un anteriore.

Tarlo: infezione della scatola cornea da parte di un fungo. A seguito di questa infezione si formano delle cavità nella scatola cornea che contengono un materiale simile a segatura, residuo dell'attività del fungo.

Setole: ferite profonde della parte dello zoccolo, spesso dovute a cattiva deambulazione.

Tallonite: contusione dolorosa localizzata nei tallone.


Elenco dei vizi e vizi particolari. 

L'umore e i vizi del cavallo sono spesso ereditari, ma spesso sono anche il risultato di un addestramento sbagliato. C'é troppa gente che si improvvisano trainer diventando dei praticoni nel circolo dei cavalli. Queste caratteristiche sono ovviamente più evidenti su un cavallo nervoso che su un cavallo di indole calma. Se notate queste brutte tendenze su un cavallo giovane intervenite al più presto per correggerle.

Aggresssività: un cavallo aggressivo tira le orecchie indietro quando viene avvicinato. La sua espressione tradisce la sua tensione ed esso può cercare di mordere, di calciare o di colpire. Nel suo box esso gira in tondo e si tiene sulla difensiva. Bisogna sempre parlare al cavallo quando lo si avvicina, il cavallo aggressivo va avvicinato con prudenza, ma senza timore. Spesso i cavalli manifestano questa brutta abitudine quando vengono sellati. State quindi attenti!

Timore: il timore del cavallo può manifestarsi in diverso modo. A volte é ombroso, a volte é così spaventato che fuggirà alla vista di un oggettto nuovo sul suo cammino. Questa reazione istintiva di timore può essere pericolosa, poiché il cavallo cerca sdi reagire. Il cavaliere dovrà quindi essere in grado di controllare il suo cavallo. Per togliere ogni timore al cavallo ombroso bisogna evitare le punizionie non agire in modo brusco. La severità non guarisce mai la paura. Otterrete risultati migliori coccolando il cavallo e parlandogli dolcemente mentre lo terrete fermo di fronte all'oggetto di cui ha paura. Se prova a fuggire riportatelo indietro dalla direzione opposta.

Indietreggiamento: un cavallo ondietreggia di colpo quando vuole liberarsi. Se l'attacco si rompe, la che ne segue può essere catastrofica (frattura della colonna vertebrale). Questo riflesso a volte può essere causato da una cinghia sottopancia troppo stretta: normalmente basta allentarla ed il cavallo riprenderà un'attitudine normale.

Ostinazione: il cavallo ostinato rifiuta di fare quello che gli si chiede. Questo vizio può accentuarsi al punto che il cavallo non sia più utilizzabile per l'equitazione. Spesso questo vizio é dovuto ad un cavaliere nervoso, un addrestramento insufficiente, a stress ad una bocca ipersensibile o ad un nervosismo ereditario. Per correggere questo vizio bisogna conoscere bene il cavallo: Se il vizio é dovuto al nervosismo il cavaliere dovrà evitare tutto ciò che può disturbare l'animale. Egli dovrà sempre mantenere la calma. La calma e le ricompense avranno sempre più successo di un trattamento rigoroso. Molto spesso l'ostinazione di un cavallo risulta da un cattivo utilizzo degli aiuti da parte del cavaliere, ne consegue che il cavallo non capisce quello che gli si chiede e non risponde correttamente. Le misure correttive applicate con severità non fanno che aumentare la confusione dell'animale. L'ostinazione é quindi spesso una forma di protesta da parte del cavallo verso la mancanza di abilità da parte del cavaliere e le correzioni vanno valutate dal cavaliere a seconda dei casi. L'ostinazione causata da ferite sparisce normalmente dopo la guarigione. Per i cavalli con la bocca sensibile si consiglia l'uso del filetto e di controllarei denti (denti da lupo). Se questo vizio é dovuto ad uno scarso addestramento oppure ad una preparazione scarsa del cavaliere, occorre riprendere l'addestramento del cavallo e del cavaliere.  

Vizi particolari:

Queste cattive abitudini danneggiano la salute del cavallo e spesso é molto difficile scoprire al momento dell'acquisto. I due vizi più frequenti sono "il ticchio d'appoggio o ticchio in aria" e "il ballo dell'orso". Si utilizza il termine ticchio aereofagico quando il cavallo deglutisce l'aria. Una volta penetrata nel sistema digestivo l'aria può causare una dilatazione addominale. Questo vizio causa un deprezzamento del cavallo. Esso si presenta sotto due forme diverse:

A) il ticchio in aria: é la ripetizione dell'atto di deglutire.

B) il ticchio d'appoggio: il cavallo deglutisce l'aria appoggiando gli incisivi su di un oggetto fisso (mangiatoia). Esso arcua il collo e fa movimenti di deglutazione. Questo vizio causa un'usura precoce della dentizione superiore e ciò rende difficile la valutazione dell'età in base ai denti. Il cavallo ingoia aria con la contrazione dei muscoli del collo e produce un rumore de gola che somiglia al rutto. Spesso questi vizi sono dovuti alla noia e la maggior parte si diffondono per imitazione. Il ticchio d'appoggio provoca spesso una cattiva digestione oppure delle coliche. Quando il cavallo é a riposo gli si può mettere un collare anti ticchio aerofagico, ma non sempre basta per evitare questo brutto vizio.

Il vizio dell'orso: é caratterizzato dal dondolio dell'avambraccio da una parte all'altra. A volte i piedi rimangono per terra. In altri casi il cavallo li alza ad ogni oscillazione del corpo. Questo vizio può crearsi in seguito a lunghi soggiorni in scuderia. Il vizio dell'orso é una perdita d'energia inutile e niente potrà rimuoverlo poiché é un vizio incurabile. Inoltre può causare gravi problemi agli arti. 


Elenco alcune urgenze.   

Tagli alla lingua: se ne ingnorate la gravità chiamate il veterinario.

Ferite al naso: mettete un sacchetto con del ghiaccio sul naso del cavallo e tranquillizzatelo. Non asciugategli il naso per aiutare la cucitura.

Infiammazione agli occhi: tenete il cavallo momentaneamente  in un posto poco luminoso.

Ferite: pulite la parte con un disinfettante (o acqua corrente se manca il disinfettante). Non applicate creme o spray se la ferita é profonda. Se é presente un'emoregia lasciate scorrere il sangue per qualche secondo in modo da attuare una pulizia all'interno verso l'esterno e poi applicate una garza e una fascia per arrestare l'emorragia. La fascia non deve essere ne troppa stretta (per non arrestare la circolazione), né mantenuta troppo a lungo. Chiamate il veterinario.

Graffi: potete curarli con l'aiuto di un antisettico in crema o spray.

Coliche: se il cavallo é sdraiato per terra e sembra piuttosto calmo, lasciatelo in questa posizione intanto che aspettate il veterinario. Se il cavallo si gira o si dimena, fatelo camminare fino all'arrivo del veterinario.

Chiodo nello zoccolo: togliete il chiodo e segnare con precisione il punto in cui si é conficcato nel piede. Conservate il chiodo. Chiamate il veterinario.

Rottura o stiramento dei tendini: immobilizzare il cavallo, applicare acqua fredda e chiamare il veterinario.

Frattura: la frattura di un osso può guarire con un intervento chirurgico. Ci sono poche cose da fare se si frattura lo stinco o una delle ossa lunghe poste sopra di esso. Anche le fratture delle falangi sono sempre fatti molto gravi. Non di rado si ricorre all'eutanasia.

Colpo di sole: frizionare il cavallo con l'alcool o bagnateli con acqua fredda sul collo e sulle spalle.

Mioglobinuria (malattia del lunedì): si manifesta durante l'esercizio, il cavallo non può più proseguire il lavoro, si irrigidisce sopprattutto nei posteriori per un accumulo di acido lattico, suda, soffre molto, si corica. Ci sono molte forme da lievi a gravissime (letali). Mettere il cavallo a riposo, copritelo e chiamate il veterinario.

Laminite: urgente, chiamate il veterinario. Colpisce più spesso gli anteriori, il piede é caldo e dolente, il cavallo carica il peso sui posteriori o si corica; allontanate il cibo dall'animale. 

L'unico modo per allontanare i parassiti consiste nell'effettuare una terapia.

 
Per i cavalli adulti somministr. un vermifugo ogni 2/4 mesi, per i puledri ogni 30/40 gg.

Al Pascolo: per salvaguardare il pascolo é bene somministrare il vermifugo 48 ore prima di liberare i cavalli. Le larve sopravvivono in genere d'inverno nei pascoli. I giovani cavalli devono andare sui pascoli senza larve.

Identificazione: per verificare l'efficacia dei trattamenti contro i parassiti si può fare un test coprologico (esame delle feci). Questi esami permette di determinare il tipo di parassita che infesta l'animale al fine di assicurare un controllo efficace.

Scelta dei vermifughi: per i cavalli fino a due anni di età é importante dare un vermifugo attivo anche contro gli ascaridi. Questi parassiti sono sempre più numerosi nei soggetti giovani. Importante mai dare sempre lo stesso prodotto, cambiare alternativamente per fa si che i parassiti non si abbituano (immuni) allo stesso prodotto.

Cure preventive:

Cure dentali: bisogna assicurarsi che il cavallo non abbia dei denti da lupo e se li ha bisogna provvedere perché siano estratti. I denti, molari e premolari, devono essere limati all'occorenza.

Malattie dei vermi: v. pagina combattere i parasitti.

Vaccinazioni: v. pagina malattie importanti.

Alimentazione: evitare di lasciare delle cordicelle all'interno o nelle vicinanze della scuderia o delle stalle. Assicurarsi che gli alimenti siano appropriati e non contengono muffe e polveri.

Mantenimento degli zoccoli: v. pagina cura dello zoccolo.

Raffreddamento: dopo l'esercizio bisogna far camminare il cavallo fino a che non ritrova il suo battito cardiaco normale, prima di lasciarlo bere o mangiare. Evitare metodi di raffreddamento troppo bruschi come il bagno con l'acqua fredda.

Tosse nel cavallo:

Cos'è la tosse, come e perchè si manifesta nel cavallo. Quando il cavallo tossisce ci si preoccupa che non sia “ bolso” , termine generico che una volta indicava i cavalli che tossivano molto, e che oggi identifica la COP (Cronic Obstructive Polmonitis), o che non sia soggetto alle numerose patologie del tratto respiratorio. La tosse in realtà è un evento naturale che consente la liberazione del catarro dalla trachea, non è detto che ci sia una patologia in atto ogni volta che un cavallo tossisce. Lungo la trachea, infatti, vi sono le cellule che, movendosi come onde, continuano a portare il muco bronchiale verso l’esterno. La tosse viene stimolata nel momento in cui il muco, aumenta di densità, e non riesce ad essere più espulso, o quando entrano sostanze di natura diversa. La tosse nel cavallo può presentarsi sia quando è a riposo che quando è in fase di lavoro. A riposo, la tosse è causata generalmente da problemi delle basse vie respiratorie, come bronchiti, polmoniti, e a volte pleuriti, che danno una tosse forte e fonda, ed in alcuni casi da patologie legate alle tasche gutturali. Quando invece la tosse è più afona e secca, è spesso causata da forme di origine allergica e a volte si parla di COP. Fitovital AeroFit ottimo balsamico antiflogistico a base di aglio timo e piantaggine che migliora la respirazione anche in presenza di polveri ed è utilizzabile anche in puledri e gravideFarnam CoughFree buon integratore a base di zenzero, enula, alghe, fieno greco e genziana con funzione di broncorilassante, calmante della tosse, espettoranteTosse nelle forme allergiche del cavallo

Tra le patologie di origine allergica rientrano una serie di patologie differenti (bronchite cronica ostruttiva, COPD, malattia delle piccole vie respiratorie, enfisema polmonare, enfisema polmonare cronico, bolsaggine…) a seconda dello stadio evolutivo della patologia ma che all'origine hanno lo stesso evento scatenante: l'estrema sensibilità dell'apparato respiratorio del cavallo a molti allergeni che possono essere presenti negli ambienti in cui vive e/o il contatto con una lettiera non curata e rinnovata ad intervalli troppo lunghi (l'ammoniaca della lettiera sporca è volatile e diventa irritante). Se lo stimolo di questi agenti persiste nel tempo determina una condizione di continuo broncospasmo che con il passare dei mesi restringe progressivamente il passaggio dell'aria verso le parti più profonde del polmone, riducendo l'ossigenazione del sangue e l'eliminazione dell'anidride carbonica. La principale fonte degli allergeni causa di queste condizioni sono le polveri presenti nel fieno, e nella lettiera, soprattutto se l’ambiente è molto asciutto e non è dotato di sufficiente scambio di aria! Anche la qualità delle granaglie e del mangime concentrato in genere è da tenere in considerazione come fonte di polveri e di possibili fonti allergeniche. Un cavallo affetto da una leggera forma di bronchite su base allergica prontamente diagnosticata e trattata, in futuro non avrà problemi legati al trascorso patologico, mentre un soggetto affetto da una forma cronica di enfisema polmonare avrà seri problemi a svolgere anche una semplice passeggiata.Cosa fare in caso di tosse nel cavallo

Fondamentali per la prevenzione sono quindi in primo luogo le regole dell’igiene e la buona qualità della lettiera e degli alimenti somministrati; importantissima anche la regolare profilassi vaccinale nei confronti delle più comuni patologie respiratorie di origine virale e in particolare dell'influenza equina, contro la quale si consiglia di vaccinare almeno ogni sei mesi, soprattutto nel caso contatto con cavalli provenienti da aree diverse. Un aiuto può essere la somministrazione di fieno bagnato nei cavalli affetti da patologia respiratoria, in particolare di natura cronica allergico-irritativa, in quanto si riduce al minimo la presenza di polvere nell'alimento e quindi una possibile fonte di irritazione delle vie aeree, od anche il loro spostamento all’esterno dell’ambiente non sufficientemente aerato (i cavalli sopportano molto meglio i rigori dell’inverno, piuttosto che le polveri!). Attualmente sono disponibili anche test per le allergie dei cavalli ed anche i vaccini desensibilizzanti e sieri che funzionano molto bene. Sono m olto utili anche le integrazioni alimentari con prodotti liquidi a base vegetale che agiscono da desensibilizzanti nei confrontoùi degli allergeni, alleviando il fastidio della tosse.

L'affaticamento del cavallo:

Quando il cavallo è affaticato e perchè. L'affaticamento è un problema comune ai cavalli che praticano attività sportiva. Tipicamente si manifesta al termine di ogni allenamento o competizione, e se l’allenamento è corretto può essere compensato con riposo e manipolazioni drenanti dei muscoli, ma altre volte i cavalli vengano usati al di sopra delle loro possibilità. Alcuni cavalli per la loro competitività, vengono sfruttati a livello sportivo, anche in modo davvero eccessivo tanto che viene oltrepassato il limite dell’allenamento e fatica e dolore portano ad un lento inesorabile declino. I cavalli meno allenati ovviamente si stancano prima. La fatica si manifesta come incapacità del cavallo a svolgere l'attività fisica richiesta, non solo come aspetto psicologico, ma anche a livello muscolare con il dolore. Il dolore fisico che ne consegue trasformano il cavallo in un animale triste apatico che tende ad isolarsi. Basta pensare a noi stessi nel momento in cui siamo costretti a fare più movimento di quello al quale siamo abituati: quando ci fermiamo siamo doloranti e sentiamo i muscoli duri e poco propensi alla flessione per l’accumulo di acido lattico… in queste condizioni la voglia di mettersi a correre o fare le scale è inesistente! Candioli Equiflogyl il cataplasma ideale per i cavalli in super lavoro da applicare con massaggio contropeloFitovital CataFit cataplasma antiflogistico antiedemigeno ottimo tutto vegetale Farnam Cool Pack Green Jelly con olio di nociolo ed eucalipto specifico per edemi da sovraccaricoCarr&Day&Martin Gel Ice Blue Leg Cooler a base di mentolo, canfora (considerato doping per la canfora), arnica e nocciolo da applicare solo a cute integra anche ogni 4 ore per danni da superlavoroCome aiutare il cavallo affaticatoQuello che avviene e che porta all’affaticamento è la perdita di liquidi e di elettroliti, l’esaurimento delle riserve energetiche dei muscoli, i cui residui invece si accumulano nei muscoli stessi, che inoltre si surriscaldano. Tutto porta ad uno stato di "intossicazione muscolare" molto dolorosa e che non consente al cavallo di muoversi, in conseguenza delle alterazioni all’interno del muscolo che impediscono la contrazione dello stesso. Esattamente come avviene nei nostri muscoli quando abbiamo i crampi! La manipolazione muscolare con prodotti specifici aiuta sciogliere la contrazione e determina il drenaggio delle tossine prodotte dall'eccessivo lavoro, stimolando la circolazione sanguigna che così può drenare gli accumuli lattici, ed apportare nuove energie. Un allenamento adatto al cavallo ed alle sue condizioni di salute, ed esercizi di stretching dopo la sessione di lavoro, restituiscono ai muscoli il volume, la potenza e l'elasticità che avevano perso. Il punto fondamentale sta nel percepire che il cavallo comincia ad essere in difficoltà, senza accorgersene quando è allo stremo, ed utilizzare massaggi con prodotti che possono dargli sollievo immediato, per evitare che la situazioni cronicizzi.  
 

Alcune malattie importanti:

Tetano: é una malattia infettiva ma non contagiosa nella quale il tasso di mortalità é molto elevato; riguarda tutti gli animali domestici. È causato da una tossina liberata da un batterio che penetra nell'organismo attraverso una ferita.

Frequennza: il tetano é diffuso in tutto il mondo. Frequente soprattutto nelle regioni agricole.

Trasmissione: questa malattia non é trasmissibile da un soggetto infetto ad un altro; si contrae in seguito ad una ferita profonda e chiusa.

Sintomi: é caratterizzato da rigidità muscolare , movimento limitato della mascella, procidenza della terza palpebra.

Profilassi: disinfettare la ferita al più presto possibile: Un'iniezione di antitossina (siero) assicurerà in protezione (in ogni caso mai del 100%) per 10-15 gg. Una giumenta in gestazione deve essere regolarmente vaccinata in modo da trasferire al puledro una immunità passiva che durerà ca. 12-16 settimane; in ogni caso al momento della nascita al puledro si somministrano 1500 Ul di siero antitetanico per aumentare la protezione. Le vacinazioni si iniziano al 4° mese di età e proseguono per tutta la vita del cavallo secondo lo schema consigliato dal veterinario e dal produttore del vaccino.

Influenza: é una malattia respiratoria contagiosa, causata da un virus e caratterizzata da febbre e tosse. Può essere pericolosa e predisporre a malattie molto serie. Generalmente la maggior parte dei cavalli da scuderia la prendono a diversi gradi di gravità. La febbre dura 3-5 gg. e possono insorgere complicazioni batteriche. Importante il riposo.

Frequenza: é presente ovunque. È impossibile controllarla a causa degli spostamenti frequenti cui sono sottoposti molti cavalli che così diffondono il virus.

Trasmissione: contatto diretto con un soggetto infetto.

Sintomi: febbre, inappetenza, tosse, difficoltà respiratorie: la malattia evolve in 5-10 gg. e richiede una convalescenza di 2-3 settimane a seconda della gravità con cui si é manifestata. Mettendo il cavallo a riposo si possono evitare alcune complicazioni.

Profilassi: le vaccinazioni si iniziano al 4° mese de età e prosegua no per tutta la vita del cavallo secondo lo schema consigliato dal veterinario e dal produttore del vaccino. I cavalli adulti dovranno essere vaccinati 2 settimane prima di tutte le situazioni stressanti (grandi concorsi, viaggi,...).

Rinopolmonite:

Si presenta sotto 3 forme:

Respiratoria: spesso trascurabile negli adulti, lieve nei giovani se non vienecomplicata da forme batteriche, nel qual caso piò essere più grave e dare anche broncopolmonite. I sintomi sono: febbre per 2-10 gg., scolo nasale, arrossamento delle mucose, congiuntivite.

Abortiva: aborto dal 5° mese di gestazione in poi, non ci sonosegni premonitori, non ci sono complicazioni per la fattrice, la sua fertilità é normale.

Nervosa: si manifesta con incoordinazione dei movimenti, vari gradi di gravità.

Trasmissione: viaggi, contatti diretti con animali infetti, placente contaminate, puledri abortiti.

Profilassi: le vaccinazioni si iniziano al 4° mese di età e proseguono per tutta la vita del cavallo secondo lo schema consigliato dal veterinario e dal produttore del vaccino.

Adenite equina (stranguglioni): questa malattia é molto contagiosa e se non viene curata può condurre a morte il soggetto. È caratterizzata da una tosse secca e breve, scolo nasale, tumefazione ai linfonodi sottomandibolari.

Trasmissione: viaggi, contatto diretto con soggetti infetti.

Profilassi: quarantena immediata di tutti gli animali che presentano qualche sintomo; di locali e di tutti gli attrezzi contaminati.

Trattamento: antibiotici somministrati dal veterinario. Nei casi più gravi un altro medicinale può essere aggiunto. 

Rabbia:  questa malattia é causata da un virus e il suo tasso di mortalità é del 99,9%. Questo virus attacca il sistema nervoso centrale di tutti gli animali a sangue caldo e viene trasmesso attraverso il morso di un animale infetto (il virus é nella saliva).

Trasmissione: il contatto diretto con un animale infetto é il modo più comune (morso, leccatura di una ferta). La volpe é un importante agente di trasmissione di questa malattia:

Sintomi: l'animale ha un comportamento aggressivo e fa movimenti incontrollati di natura, violenta, alterazione della voce, incapacità di declutire (perdita di saliva dalla bocca). Il virus é nella saliva (5 gg. nel cane e 70 gg. nella volpe) prima della comparsa dei sintomi clinici nell'animale morsicato. Il virus non penetra sempre in una ferita aperta poiché i denti dell'animale sono spesso riparati dalla pelle che toglie così il virus presente sui denti: il virus si trasferisce al cervello seguendo i nervi, di conseguenza i morsi alla testa sono i più pericolosi di quelli alle estremità del corpo; la fase di incubazione va da 3 settimane a 18 mesi.

Profilassi: non ci sono cure; all'occorenza isolate l'animale ed evitate tutti i contatti. Parlate immediatamente con il veterinario (Non aspettate!).

Le vaccinazioni si iniziano a 4° mese di età  e proseguono per tutta la vita del cavallo secondo lo schema consigliato dal veterinario e del produttore del vaccino. In Italia al momento non ci sono casi di rabbia, come in diversi altri stati europei.

Anemia infettiva (AEI, febbre malarica): é una malattia che deve obbligatoriamente essere segnalata e devono essere presi i provvedimenti  sanitari vigenti.

Trasmissione: questa malattia virale si trasmette tramite insetti succhiatori e siringhe infette.

Profilassi: usare siringhe usa e getta, non esiste vaccino. Il coggin's test permette di identificare gli animali infetti.

Trattamento: non esiste nessun trattamento.

Arterite virale: é una malattia virale che dà sintomi enterici, respiratori e aborto.

Trasmissione: contagio diretto tramite secreto nasale o per via inalatoria.

Sintomi: febbre, edemi agli arti e all'adome, aborto, tosse, anoressia.

Trattamento: nessuno.

Profilassi: la vaccinazione é di dubbia efficacia.

Encefalomielite equina: é una malattia del sistema nervoso centrale che può causare la morte dell'uomo e del cavallo. La mortalità va da media ad alta; esistono 4 forme: WEE (occidentale, EEE (orientale), VEE (venezuelana), JEE (giapponese).

Trasmissione: questa malattia virale si trasmette tramite zanzare e zecche.

Sintomi: febbre, deficit visivi, andatura irregolare, incoordinazione, paralisi, morte.

Profilassi: vaccino a iniezioni iniziali e richiamo annuale.

Trattamento: non esiste un trattamento contro questo virus ma i trattamenti sintomatici (fluidi, riposo, antipiretici) sono molto utili nell'aumentare le possibilità di guarigione: È possibile avere danni permanenti al cervello.



GLI ELETTROLITI :
Minerali indispensabili per il corretto equilibrio e il flusso dei fluidi vitali.

d.ssa Sabina Gandolfi
consulente Farmervet, nutrizione e benessere animale.


Introduzione
Come tutti gli esseri viventi, anche i cavalli dipendono da alcuni minerali carichi elettricamente per mantenere l’equilibrio e il flusso dei fluidi vitali, la trasmissione degli impulsi nervosi, la funzionalità dei muscoli e del sistema circolatorio (cuore).
Questi minerali sono definiti elettroliti.
Le loro cariche positive e negative aiutano a mantenere il controllo del pH corporeo (equilibrio acido/base) e a livello cellulare concorrono a trasportare all’interno e all’esterno i nutrienti e i cataboliti.
Molti anni di esperienza clinica e ricerca, hanno dimostrato che in un sistema biologico, l’equilibrio dei fluidi (acqua) e degli elettroliti è essenziale per tutti gli eventi che mantengono la vita.
Ci sono potenziali problemi per le performances del cavallo che risultano da squilibri di fluidi ed elettroliti in quelli che apparentemente sembrano "cavalli normali".
I cavalli spesso perdono grandi quantità di fluidi ed elettroliti sia come conseguenza di processi patologici come diarree o come risposta fisiologica alle richieste della termoregolazione, sia durante un esercizio fisico prolungato.


Fluidi ed elettroliti - Riposo
Per capire le anomalie che possono derivare da uno stimolo quale l’esercizio, è importante conoscere la composizione e la distribuzione dei fluidi corporei, così come i meccanismi che governano la dinamica del trasporto dell’acqua e dei soluti, in condizioni normali.

I fluidi
In generale si distinguono due compartimenti:
Fluido intracellulare (ICF)
Fluido extracellulare (ECF).
In questi compartimenti l’acqua passa liberamente dentro e fuori la cellula.
Ogni compartimento, comunque, ha caratteristiche particolari e soprattutto, caratteristiche concentrazioni di elettroliti.
Il ICF, all’interno delle cellule è a contatto con il ECF attraverso i pori delle membrane cellulari.
Il ECF, viene a sua volta distinto in volume plasmatico e fluido interstiziale linfatico.
La quantità totale di acqua (TBW) in un cavallo rappresenta circa il 60% del peso, del quale i 2/3 sono intracellulari, mentre un terzo è distribuito nel compartimento extracellulare.
Quest’ultimo rappresentato come percentuale di peso (cavallo di 500 Kg) è 4-6% plasma; 8-10% liquido linfatico; 6-10% fluido transcellulare.
La composizione degli elettroliti nei 2 compartimenti varia sensibilmente, tuttavia, esiste un equilibrio, poiché il totale dei soluti organici e inorganici dentro e fuori dalla cellula sono uguali (in funzione della legge di uguali cariche elettriche).

Gli elettroliti del ECF
Lo ione Sodio (catione, carico positivamente) è il più importante soluto, osmoticamente attivo (causa il movimento dell’acqua), del fluido extracellulare e rappresenta l’elemento che determina il suo volume. La totalità del Sodio scambiabile è contenuta per lo più nel compartimento extracellulare, con una grande proporzione nel fluido interstiziale linfatico ( 41%) rispetto al plasma (16%).
I maggiori anioni del ECF sono rappresentati dal Cloro e dal Carbonato (HCO3) plasmatici e alcune proteine plasmatiche.
Il totale degli ioni Cloro scambiabile è esclusivamente extracellulare e si muove passivamente dentro e fuori dalla cellula scambiandosi con gli ioni carbonato.

Gli elettroliti del ICF
Lo ione Potassio è la controparte del Sodio, rappresentando lo scheletro osmotico del fluido intracellulare.
La totalità scambiabile del potassio corporeo è circa il 95% dei quali circa il 99% è intracellulare e per lo più muscolare.
In questo compartimento, il potassio ed il magnesio, rappresentano i maggiori cationi, mentre i fosfati organici e le proteine sono i maggiori anioni.

Equilibrio Fluidi - Elettroliti
I fluidi dei due compartimenti e gli elettroliti sono così intimamente collegati che non possono essere considerati separatamente.
Questi devono essere in equilibrio tra loro per mantenere tutti gli eventi fisiologici e chimici dell’organismo.
Questo equilibrio comprende - un equilibrio esterno che viene mantenuto dall’assunzione e dall’eliminazione, e – un equilibrio interno che comprende sia gli equilibri tra i maggiori compartimenti fluidi che quelli a livello cellulare.

Bilancio esterno
L’equilibrio elettrolitico esterno è in relazione con l’equilibrio idrico e la sua consistenza si basa sul bilanciamento tra l’assunzione e l’eliminazione.
La quantità di liquidi presenti nell’organismo viene regolata dall’assunzione diretta di acqua, da quella contenuta negli alimenti, dall’acqua derivante dai processi metabolici; mentre viene persa attraverso l’aria espirata, il sudore, le feci, le urine.
La composizione e il contenuto in elettroliti dell’alimento ingerito e dell’acqua sono importanti nel determinare la quantità di acqua assunta ed eliminata.

Bilancio interno
L’acqua e gli elettroliti sono in continuo movimento e questo è regolato dal passaggio degli elettroliti.
L’interrelazione tra l’acqua e gli ioni permette un continuo scambio di acqua e soluti attraverso i compartimenti fluidi.
Il passaggio dei soluti avviene attraverso un meccanismo sia attivo (che richiede energia) sia passivo. D’altra parte, invece, l’acqua si sposta da un compartimento all’altro passivamente seguendo un gradiente osmotico.
Il movimento passivo è determinato da due forze: la pressione idrostatica e quella osmotica.
La prima si trova solo nello spazio vascolare ed è mantenuta dal cuore; a livello capillare, spinge il plasma fuori dalle pareti vasali verso lo spazio interstiziale.

Bilancio cellulare
I maggiori meccanismi che regolano l’equilibrio a livello cellulare sono la cosiddetta "pompa Sodio – Potassio" e la diffusione di fluidi attraverso la membrana della cellula.
Alterazioni dell’attività della pompa ionica o variazioni nel gradiente osmotico del fluido interstiziale portano a gravi alterazioni di questo equilibrio.

Fluidi ed elettroliti - Esercizio
L’esercizio fisico, svolto in un tempo più o meno prolungato, comporta cambiamenti nell’equilibrio dei fluidi corporei e degli elettroliti.
Con diversi gradi, a seconda del tipo di sforzo compiuto, si osserva uno spostamento dei fluidi che assicura un’appropriata perfusione sanguigna a livello del muscolo, contemporaneamente, si va ad incrementare il flusso a livello cutaneo per promuovere la dispersione del calore prodotto.
Alla luce di questi cambiamenti, il mantenimento di un adeguato volume di sangue circolante è essenziale se l’equilibrio tra queste risposte dinamiche deve essere mantenuto durante l’attività fisica.
Quando l’esercizio fisico provoca grandi perdite in liquidi e elettroliti, questo equilibrio dinamico viene compromesso.

Termoregolazione – effetti sui fluidi ed elettroliti
L’organismo, durante l’esercizio fisico, genera energia in proporzione alla sua intensità., che viene dispersa come calore per circa il 75%.
Esistono 4 meccanismi principali per eliminare il calore:conduzione, convezione, radiazione e evaporazione.
Il sistema cardiocircolatorio trasporta, attraverso il sangue, il calore prodotto dai siti di origine, i muscoli, verso la cute con la produzione di sudore che tramite un meccanismo di evaporazione ne permette il dissipamento. L’evaporazione, soprattutto in condizioni climatiche calde, umide, è la più efficace raggiungendo la quota del 60% del totale.
Della quota rimanente il 25% viene eliminato dal tratto respiratorio, mentre il 15% circa, viene smaltito per convezione.
Come risultato di questo raffreddamento, una grande quota di liquidi ed elettroliti viene persa con il sudore, fino a raggiungere anche 15 litri/h.


Esercizio,disidratazione, reidratazione
L’esercizio prolungato, soprattutto in condizioni atmosferiche calde e umide, inevitabilmente portano a disidratazione poiché una grande quantità di sudore viene prodotta per dissipare il calore sviluppato.
Questo riduce la quantità totale di acqua (TBW) e diminuisce il volume circolante, che porta ad una compromissione delle funzioni cardiovascolari e termoregolatorie.
Quindi, la reidratazione è essenziale per mantenere sia la stabilità circolatoria che la termoregolazione efficace.
Oltre alla perdita di fluidi, viena persa una grande quantità di elettroliti perché il sudore del cavallo è ipertonico, e perché non esistono riserve corporee di questi elementi.
I valori analitici medi dei principali elettroliti nel sudore sono:
3,5 gr/lt Sodio
2,5 gr/lt Potassio
6 gr/lt Cloro
Se queste perdite non vengono rimpiazzate, da una parte si può arrivare a disidratazione e shock per una riduzione effettiva del volume di fluidi, inoltre si possono avere scompensi nervosi a livello muscolare e cardiaco.
Il tipo di attività fisica che ha generato la sudorazione è fondamentale per comprendere come e cosa dare al cavallo "affaticato".

Sforzo aerobio
Se lo sforzo è di lunga durata, la perdita elettrolitica più consistente è rappresentata dal Cloro plasmatici.
La caduta del titolo del Cl- determina alcalosi che inibisce la respirazione e la escrezione di anidride carbonica.

Sforzo anaerobio
Se lo sforzo è intenso ma di breve durata si ha un aumento del tenore di potassio nel plasma che genera acidosi.

Sempre più i clinici e i cavalieri, vista l’importanza dei disordini causati dalla disidratazione e dall’alterato equilibrio elettrolitico e in virtù del fatto che con l’alimentazione non si riescano a somministrare le corrette quote di sali elettrolitici che servono a rimpiazzare quelli perduti, oramai considerano la somministrazione di elettroliti come un corretto management del cavallo atleta.

In commercio, esiste una grande varietà di miscele di sali elettrolitici, ma minore informazione sulle caratteristiche e attività particolari dei diversi componenti la miscela stessa, una volta somministrati al cavallo.
I principali criteri di scelta per valutare le miscele di sorgenti minerali utilizzate per somministrare gli elettroliti sono:

Solubilità totale nell’acqua, per essere prontamente disponibili in breve tempo.
Per veicolare i principali sali elettrolitici servono dei carrier specifici, primo fra tutti la Glicina.
Questo aminoacido è solubile in acqua, dal sapore dolciastro, con due forme di legame nell’organismo: nei sali biliari (acido glicolico) e nelle urine degli erbivori ( acido ippurico).
La Glicina permette una più rapida diffusione dei sali all’interno delle cellule e migliora la velocità di scambio dei sali attraverso le pareti cellulari.
Basso potere tampone, che implica un minimo sforzo digestivo da parte dell’animale.
Questo significa una ridotta richiesta di acido cloridrico endogeno (spesa energetica) per rompere il legame chimico tra il minerale che interessa apportare ed il suo radicale.
Per esempio per staccare il Calcio dallo ione carbonato servono 20.000 Meq. di Acido Cloridrico; mentre il Citrato di Potassio ha un legame molto debole e si scinde in Potassio+ e Citrato- con minima spesa energetica.
Elevato titolo (concentrazione), di presenza del sale/minerale di interesse
Assenza di effetti indesiderati nella somministrazione all’animale: alcuni sali come i Cloruri, precipitano e causano un "pizzicore" sulla lingua, altri come i Solfati di Magnesio hanno effetto lassativo.
Appetibilità e sapore gradevole. Senza per questo contenere molti zuccheri perché altrimenti si va ad incrementare la produzione di acido lattico.
Assenza totale di elementi tossici ( Alluminio, Arsenico, Cadmio, Fluoro)
Colore chiaro, bianco, ed assenza di problematiche di conservazione; utilizzare sali che non cristallizzano e richiamano acqua. 
 

Il Grooming:

Con il termine "governo" si indicano tutte le operazioni quotidiane grazie alle quali il cavallo viene tenuto pulito ed in forma. Col governo infatti si provvede a salvaguardare il cavallo secondo le regole dell'igiene e, al tempo stesso, a praticargli una forma di massaggio, che secondo gli esperti, vale quanto un buon pasto. Il governo del cavallo si fa la mattina, prima del lavoro, in modo più semplice e sbrigativo per esigenze di igiene. Sarà sufficiente una pulizia superficiale con la brusca, lavargli gli occhi, le narici e pulire gli zoccoli. La sera, prima di ricoverarlo in box è indispensabile una pulizia completa e molto più accurata.
Con il cavallo sudato, evitare di cospargerlo d'alcool per asciugare prima, come molti usano: si provoca in questa maniera un repentino raffreddamento che può portare ad uno shoc termico. Inoltre l'alcool asciuga in modo eccessivo la pelle sgrassandola.
Con le operazioni di grooming si toglie dal corpo del cavallo la sporcizia, si facilita l'eliminazione delle scorie della pelle rendendola morbida e se ne agevola la traspirazione e la circolazione tramite l'azione di massaggio esercitata da striglia e brusca rendendo lucente il pelo. Le operazioni di grooming preservano il cavallo da un grande numero di malattie sia interne che esterne perchè danno la possibilità di ispezionare il corpo dell'animale in modo accurato. Gli attrezzi per il governo sono: BRUSCA, STRIGLIA, BRUSCONE, PETTINE, NETTAPIEDI, COLTELLO DA SUDORE, SECCHIO, SPUGNA. La striglia
Serve per separare i peli appiccicati dal sudore e per asportare la sporcizia che si è accumulata tra la cute e i peli. Ve ne sono diversi modelli, in metallo e in plastica e si usa con movimenti circolari sul corpo del cavallo partendo dalla spalla e andando giù verso la groppa. E' bene evitare le parti delicate, i crini, la spina dorsale, le sporgenze ossee e le gambe al di sotto del garretto e del ginocchio. Si deve evitare anche la testa, l'interno delle cosce e gli organi genitali. La striglia deve essere adoperata con delicatezza e riguardo perchè può infastidire il cavallo. La brusca
E' una spazzola grande e forte di crini o di setole di cinghiale. Serve per togliere dalla superficie del corpo la polvere, residui di trucioli e le altre sostanze che sono state smosse dall'azione della striglia.
Va usata nel senso del pelo per rimuovere la sporcizia sollevata dalla striglia. La brusca reca bebessere al cavallo perché esercita un piacevole massaggio e rimuove la pelle morta aderente alla pelle lisciando il pelo. Il bruscone
E' una brusca con setole lunghe e forti. Si utilizza generalmente in sostituzione della striglia quando i cavalli hanno il pelo lungo, folto e ruvido oppure quando hanno una pelle molto sensibile e sono infastiditi dall'azione della striglia. Il pettine
Si adopera per riordinare la criniera e la coda ma va maneggiato con riguardo per non strappare i crini. Si pettinano i crini del ciuffo, del collo e della coda solo usando molti riguardi e prendendoli a piccoli ciuffi, dopo averli ammorbiditi con appositi prodotti districanti. Il nettapiedi
E' un'arnese ricurvo con la punta smussata che serve per togliere lo sporco e il fango accumulato sotto il piede, tra la suola e il ferro. Alzando ciascun piede si toglie la sporcizia depositata e si controlla che non vi sia materiale duro incastrato tra il ferro e lo zoccolo. Il coltello da sudore (chiamato anche stecca o raschiatoio)
E' una lama di metallo molto flessibile ma non tagliente con due manici alle estremità. Serve per asportare il sudore dal pelo rendendo più veloce l'asciugatura della pelle. La spugna
Imbevuta di acqua tiepida e pulita serve a lavare gli occhi, il naso e le parti genitali dell'animale. E' bene adoperare spugne diverse per le zone della faccia e quelle genitali, inoltre è indispensabile utilizzare una spugna diversa per ogni cavallo.
   

Il sapere e la vita dei Cowboy.                                                

Il cowboy le caratteristiche dei cavalli le differenziava non solamente secondo la razza, ma, prima di tutto , secondo il loro colore. Così  il Buckskin (fulvo- ruggine), Dun (fulvo marrone scuro), Bay (fulvo marrone chiaro), Chestnut (colore della volpe), Sorrel (colore volpe rossa), Palomino ( crema-oro), Grulla (grigio fumo-topo), Dappel Grey (pomellato), Piebald (bianco-macchiato), Paint pezzato), Leopard (colore Appaloosa), Whitie (bianco), Blacky (nero). Oltre alla razza ed al colore, il cowboy distingueva i cavalli anche secondo il loro particolare addestramento (per il lancio del lazo, per seguire mandrie, ecc..). Cavalli lunghi" erano cavalli che potevano coprire delle grandi distanze ad andatura veloce. "Cavalli corti" quelli che ricoprivano distanze brevi, ma ad altissima velocità. Poiché nel corso dell'anno, in un grande ranch, il cowboy poteva avere bisogno del cavallo per gli usi più vari, ne aveva almeno sette diversi, addestrati per i diversi impieghi. Il detto "che l'uomo é buono come il suo cavallo" significa che l'uomo era buono come i cavalli che possedeva. Come al gorno d'oggi nessuno si sognerebbe di usare o compiere un giro di prova con l'automobile o la motocicletta di un altro, senza il suo permesso., così il cavallo di un uomo era tabù. La inosservanza di questo sottinteso poteva causare feroci liti, non escluso il ricorso alle armi da fuoco. Il cowboy non aveva sempre per il suo cavallo qiell'attaccamento romantico, che commuove fino alle lacrime, da decenni, gli amici degli animali di tutto il mondo. I cavalli erano molte volte estrosi, ombrosi, capricciosi ed anche maligni ed il cowboy, molte volte, amava ed odiava il suo cavallo nel medesimo tempo. Ashton rollins descriveva la bardatura mattiniera del cavallo col seguente monologo: "Giorno Pete. Spero che tu sia a posto. Ho un pezzo di (Kandare) morso per te. Apri la bocca, scemo. Eh, sta fermo Pete. Dico sta fermo. Pete,  piantala, diavolo. Senti, Cayuse (nome derivato dai indiani Cayuse, allevatori di cavalli particolari) dagli occhi di cimice, orecchie a fessura, con le gambe storte e con gli tzoccoli piatti! . Ora tu pieghi il collo indiano di gomma, o ti levo la pelle a corpo vivo. Sta fermo, perdio, adesso é il turno delle orecchie. Eh, non é una bella corona da sposa? Ora, mostro sdentato , sei pronto per la pentola della minestra. Ora la sella. Hai una schiena che sembra una cassa da violino. Se mi mordi nei pantaloni, ti levo tutti i denti dalla bocca, e te li mando talmente profondi nella gola, che puoi masticare coi piedi!. Fermo, per il diavolo!. È una bella panciera, neh? Tira dentro la tua pancia . Via, ora scoreggia, per fare uscire l'aria. Eh, dunque, tutto fatto, cipollino mio. Sei fortunato, Pete, che sono così sentimentale. Lascia stare, Pete. Basta! Pete, anima perduta, faccio una vetrina della tua pancia se non stai fermo. Vedi, figlio mio, sei una bestia maledettamente bella! ".



Il Ranch il luogo dove i cowboy vi abitavano e lavoravano per il proprietario. Forma americanizzata della parola messicana che significa "piccolo allevamento", in confronto alla "Hazienda" che nell'ordine di grandezza del Messico corrispondeva più o meno ad un piccolo principato europeo. Nei primi anni della colonizzazione spagnola della California, dell'Arizona, del New Mexico e del Texas, "rancho" poteva anche indicare una Missione Francescana che allevava bestiame. Dopo le lotte di indipendenza di questa provincia spagnola, la parola, modificata in "Ranch", entrò nell'uso comune dei colonizzatori americani, che si assicurarono gli allevamenti degli Spagnoli e delle Missioni spagnole. Dopo l'adesione di questi Stati agli USA, i "ranches" furono costituiti, da una parte, da piccoli allevamenti per lo più consistenti in una minuscola abitazione, sotto la guida di una sola famiglia, spesso anche da un solo uomo; dall'altra parte la denominazione di "rancher" valse ben presto a designare anche l'attività nomade di coloro che, agli inizi, non facevano null'altro che raccogliere il bestiame disperso, segnarlo col loro marchio, formarne delle mandrie, portandole di pastura in pastura. Tali "ranches" consistevano; in gran parte, unicamente di capanne provvisorie od anche di tende, che potevano essere abbandonate in qualsiasi momento e ricostruire orimontate in qualche altra parte. Negli anni immediatamente precedenti la guerra civile, cioé fra il 1850 ed il 1861, un numero sempre maggiore di questi allevatori nomadi, che si spostavanocostantemente verso occidente, si insediò in modo definitivo, costruendo delle case stabili. Generalmente si sceglieva il posto su un'altura, dalla quale si aveva una vista panoramica sulla terra circostante e principalmente luoghi dove acqua sufficiente era assicurata per tutto l'anno; quindi vicino a fiumi od a laghi. Erano preferite anche le grandi valli protette od i canyons. Questi primi ranches erano  costituiti da un grande fabbricato, o di terra  nel Sud-ovest o di tronchi d'albero nel Nord-ovest o, nelle steppe, anche di fibre vegetali. Queste case servivano principalmente da riparo agli uomini e da deposito degli attrezzi. Più tardi, dopo la guerra, quando le grandi mandrie furono condotte verso il Nord, dunque a partire dal 1865, molti dei ranchers presero dimora stabile, costruendo delle grandi e comode abitazioni. Esse consistevano generalmente di una casa principale con una grande terrazza, un soggiorno, una stanza da pranzo, ufficio, armeria, alcune camere da letto e per i forestieri, cucina; poi c'era il fabbricato della cucina, che conteneva una grande cucina, la camera delle provviste e la sala da pranzo per i dipendenti; il dormitorio capace di ospitare da 9 a 40 persone; infine c'erano officine e laboratori, stalle, rimesse per i carri, fienile, ecc..Quasi tutte queste case avevano una grande veranda coperta; il dormitorio era spesso provvisto di un grande cortile coperto, che dava ombra nelle ore di riposo. Nel fabbricato principale il pavimento era spesso coperto con pelli di bufalo e le pareti erano ornate con trofei di caccia oppure armi. Le sedie erano coperte da morbido cuoio, nel camino ardevano sempre dei ceppi di legno e dal soffitto pendevano lampade a petrolio. La casa per dormire consisteva, di regola, di una grande camerata nella quale i letti dei dipendenti erano disposti a castello , a due o a tre piani; davanti ai letti, delle sedie ed in mezzo una grande tavola.  Come soggiorno serviva lo stanzone vicino, che aveva una tavola rotonda al centro, delle panche lungo le pareti insieme con armadi e scaffali per riporre sell, finimenti, ecc..L'officina comprendeva generalmente una falegnameria ed una fucina con la scorta di assi, pali, attrezzi, chiodi, ecc..La stalla dei cavalli aveva i boxes, un proprio "Corral" con proprio abbeveratoio. Con l'introduzione dei cosidetti "pozzi a vento", che anche nelle regioni sprovviste di corsi d'acqua fornivano sempre sufficiente acqua sorgiva, queste incastellature, alte una ventina di metri, che portavano l'acqua da una profondità di 200 metri e la versavano in un grande serbatoio, diventarono un elemento indispensabile nelle fattorie del Sud-ovest. Altri "corrals", che generalmente venivano costruiti in forma circolare intorno al Ranch, servivano a scopi particolari, come all'addomesticamento e all'addestramento dei "broncos" (il cowboy americano del Sud-occidente usava la parola con l'abbreviazione "Bronc" per un piccolo cavallo paziente, adatto a tutti gli usi; generalmente egli era padrone di una piccola mandria di 5-7 di questi animali), e alla sistemazione degli stalloni e dei tori da riproduzione. Prima dell'introduzione del filo spinato, facevano parte del Ranch anche delle piccole capanne, i cosidetti "camps" di confine, sistemate ai confini dei pascoli sempre mobili ad una distanza di mezza giornata di galoppo l'una dall'altra, ed abitate da alcuni uomini che avevano il compito di impedire che il bestiame scappasse, di scovare eventuali mandrie nascoste, di marcare i mavericks e, d'inverno, di tenere aperti i pozzi d'acqua. I cosidetti "camps" di delimitazione del confine erano delle piccole capanne, che servivano da riparo ai sorveglianti che dovevano fare la guardia contro i ladri di bestiame e gli indiani. Se un ranch non era abbastanza grande da giustificare le capanne mobili e le capanne di confine, allora ogni mattina, al levar del sole, i cowboy addetti alla sorveglianza dei margini esterni del "ranch" lasciavano il ranch per determinare la localizzazione delle mandrie e per controllare le riserve d'acqua e di foraggio. I cavalli di riserva del ranch brucavano generalmente tutto l'anno nel cosidetto remuda-corral.  

 

Cavalli nel mondo:     


ARABIA

Arabo

ARGENTINA

Criollo

Falabella

AUSTRALIA

Brumby

Pony Australiano

Waler

AUSTRIA

Lipizzano

BELGIO

Belga da tiro (Bramantino)

Mezzo sangue belga

BULGARIA

Bulgaro orientale

Danubiano

Pleven

CANADA

Cutting canadese

Pony dell'Isola di Sable

CINA

Hokkaido

Pony cinese

COREA

Kagoshima

Kiso

DANIMARCA

Danese sangue caldo

Frederiksborg

Jutland

Knabstrup

EX-CECOSLOVACCHIA

Kladruber

EX-JUGOSLAVIA

Bosnian

EX-UNIONE SOVIETICA

Akhal-Teke

Bashkir

Budjonni

Don

Jomud

Kabardin

Karabair

Karabakh

Kazakh

Kustanair

Latvian

Lettone

Lituano

Lokai

Novo kirghiso

Orlov

Russo da tiro pesante

Sovietico da tiro

Terek

Toric

Trottatore metis

Turkmenistano

Ucraino da sella

Viatka

Vladimir

Zemaituka

FINLANDIA

Finlandese universale

FRANCIA

Anglo-arabo francese

Ardennese

Auxois

Bretone

Bullonais

Camargue

Cavallo da sella francese

Cavallo del Poitou

Comtois

Landese

Merens (Ariege)

Percheron

Pottok

Riding pony

Trait du nord

Trottatore francese

GERMANIA

Dulmen

Frisone orientale

Hannover

Holstein

Mecklemburg

Oldemburghese

Renano

Schleswing

Tedesco meridionale

Trakehner

Westfalia

GRAN BRETAGNA

Cleveland bay

Clydesdale

Dales

Dartmoor

Exmoor

Fell

Hakney

Highland

New Forest

Pony gallese

Pony hackney

Pony Inglese da Sella

Purosangue inglese

Sangue caldo inglese

Shetland

Shire

Suffolk Punch

Welsh cob

GRECIA

Peneia

Pindos

Skiros

INDIA

Kathiawari

Manipur

Marwari

Spiti e Bhuthia

INDONESIA

Bali

Batak

Giava

Padang

Sandalwood

Sumba

Timor

IRAN

Caspian

IRLANDA

Cob irlandese

Connemara

Hunter Irlandese

Irlandese da Tiro

ISLANDA

Pony islandese

ITALIA

Anglo arabo

Anglo-arabo sardo

Asino dell´amiata

Asino dell´Asinara

Asino Martina Franca

Asino Pantesco

Asino Ragusano

Asino Romagnolo

Asino Sardo

Bardigiano

Calabrese

Cavallino della Giara

Cavallino di Monterufoli

Cavallo agricolo italiano (TPR)

Cavallo del catria

Cavallo del delta

Cavallo del ventasso

Cavallo Pentro

Cavallo Sarcidano

Haflinger

Maremmano

Murgese

Napoletano

Norico - Pinzaguer

Persano

Persiano arabo

Pony di esperia

Purosangue orientale

Salernitano

Sanfratellano

Sella italiano

Siciliano

Tolfetano

MESSICO

Azteca

Galiceno

MONGOLIA

Cavallo di Prezewalski

Pony mongolo

 
NORD AFRICA

Berbero

NORVEGIA

Dole Gudbrandsdal

Fjord

Northlands

PAESI BASSI

Frisone occidentale

Gelderland

Groningen

Olandese da tiro

Olandese sangue caldo

PERU

Paso fino peruviano

POLONIA

Hucul

Malapolski

Polacco da tiro

Sokolsk

Tarpan

Wielkopolski

PORTOGALLO

Alter Real

Garrano (Minho)

Lusitano

Sorraia

PUERTO RICO

Paso fino

SPAGNA

Andaluso

Ariegeois

Certosino

Galaicoasturiano (Galaicon)

Hispano

Minorchino

STATI UNITI

Albino

Americano da Sella

Appaloosa

Assateague e Chincoteague

Cavalli selvaggi del wyoming

Missouri fox trotter

Morgan

Mustang

Paint

Palomino

Pony delle Americhe

Quarab

Quarter horse

Tennesse walking horse

Trottatore americano

SUD AFRICA

Basuto

Pony boero

Quagga

SVEZIA

Ardennese svedese

Gotland

Svedese da sella

Svedese Nordico

SVIZZERA

Einsielder

Franches-Montagnes (Freiberger)

TIBET

Tibetano indigeno

TURCHIA

Karacabey

UNGHERIA

Furioso north star

Gidran

Murakoz

Nonius

Shagya arabo




Presento un'amico pittore autodidatta bellinzonese Egon Tallone, quale ha la passione del cavallo esprimendola nelle sue opere.  sisko65@yahoo.com 

Omaggio al cavallo nel tempo.

Il cavallo, conosciuto dalla civiltà umana sin dalla preistoria, ha ispirato con il suo mistero la sua forza e armoniosa bellezza il pensiero dell'uomo. Raffigurato in magiche grotte, dipinto e scolpito da grandi artisti. Protagonista nella narrativa al fianco di cavalieri erranti alla ricerca dei loro sogni. Spronato al galoppo verso l'ignoto in epiche battaglie o all'inseguimento di bisonti nelle verdi praterie del west. L'Uomo ne ha saputo sfuttare la sua forza e mansuetudine e non sempre ricambiandolo per queste sue qualità con la stessa sensibilità che sicuramente avrebbe meritato. Omaggio quindi al cavallo nella sua affascinante bellezza, per quello che ci ha regalato attraverso il empo e per la devozione e pazienza che ancora oggi ci dimostra rendendo felici coloro che sanno apprezzare la sua intelligenza e generosa sensibilità.  Egon Tallone.

Accudire il box del cavallo é molto importante per la sua salute e l'igene in generale. Ogni giorno tolgo lo sterco e rimuovo la segatura (speciale per cavalli depolverizzata). Al centro se possibile la zona bagnata da urina con forte odore di ammoniaca la tolgo, per poi aggiungere della nuova segatura. L'odore dell'ammoniaca non deve essere stagnante non fa bene alla respirazione del cavallo, ottimale che nel box sia ben ventilato senza correnti d'aria fissa. Questo specialmente se é sudato dopo un'escursione, meglio coprirlo per alcune ore con una coperta tipo Pile traspirante. Lo spessore della lettiera non deve essere inferiore al 20 cm. questo anche per dare un maggior confort al cavallo quando si sdraia. Il fondo se é possibile in cemento ruvido e asciutto, oppure con materiale isolante tipo PVC mandorlato. 

Il cavallo é molto curioso, specialmente quando il proprietario fa dei lavoretti per il box e deposito fieno. La sua curiosità é più evidente quando vive in un luogo tranquillo e sicuro poi dipende anche dal suo carattere.

Spesso le parole hanno un potere evocativo molto forte e determinano azioni, comportamenti e scelte. Qui vediamo il mio cavallo che ha recepito  un'azione positiva quale un bocconcino, dato da un'amica cowgirl ticinese.

Ecco un'altra immagine del mio cavallo che collabora tirando la camicia con le labbra il movimento della sega a mano. L'ho abbituato fin da puledro ai rumori strani degl'attrezzi da lavoro. 

La piccola e graziosa Nahomi che baciucchia il bravo Wengo, dopo averlo cavalcato all'interno del paddock al Ranch di Carì.

Il contatto giornaliero con il cavallo é molto importante, sia per dargli la fiducia e la nostra sicurezza.


Abituare il proprio cavallo alle nostre conversazioni telefoniche é pure interessante come ascolta la voce dall'altro capo e pure abituato alle diverse suonerie diaboliche dei nostri telefonini.      

Ecco come si presenta quest'inverno 2009 dove vi sono i box dei cavalli. Tutt'intorno é coperto da di un'altissima coltre nevosa, praticamente possono muoversi solo nei passaggi che ho formato per poter andare a bere e fare un po' di movimento. Attualmente ha nevicato in totale 5.80 m. , possiamo dire per ora un'inverno eccezionale e siamo ancora nel mese di febbraio.     

Quando si presenta un forte inverno con molta neve, purtroppo i cavalli hanno poco spazio a disposizione. Devono usufruire i camminamenti fatti dal sottoscritto per andare a bere e creare un po' di spazio per camminare.  

Lo scoiattolo un fedele compagno  che mi viene a trovare in inverno quasi ogni giorno nel mio eremo alpino. È un buon buongustaio piace le noci, nocciole, pane secco, poi altri alimenti speciali come il budino, yoghurt con fiocchi d'avena e uvetta e quant'altro trova sul davanzale . Animaletto molto divertente talvolta un po' nevrotico.   

Molto interessante a vedere come il capo branco dei cavalli che accudisco in montagna, porti i 4 conmpagni restando in testa a suon di galoppo al pascolo. Questo lo constato quando sposto la recinzione elettrica, loro mi osservano dall'alto il mio lavoro. A lavoro terminato apro la recinzione dando l'ordine con calma al capo branco di portarli al pascolo, veramente uno spettaccolo come galoppano su un prato montano con forte pendenza slalomando per ridurre la loro velocità.

Cavallo e asino :

Allo stato selvatico Cavallo e Asino non presentano, né per aspetto né per abitudini, una differenziazione così accentuata quale si può notare nelle specie domestiche: infatti, le orecchie più sviluppate, la criniera corta ed eretta, la coda avente solo un ciuffo terminale di peli, una diversa forma degli zoccoli (leteralmente compressi), la presenza delle "castagne" solo sulle zampe anteriori, l'altezza (m. 1,15), il pelame marcato da una s triscia longitudinale sul dorso e da una specie di croce sulle spalle, e, infine, il raglio, una maggiore adattabilità alle regioni più impervie e l'intolleranza per il freddo, sono infatti quasi le sole e più salienti caratteristiche che distinguono l'asino selvatico dal suo ...... più fortunato compagno.

Uguali invece sono le caratteristiche generali: come tutti gli Equidi, l'asino è monodattilo, ha lo scheletro e la conformazione del cranio simili a quelli del cavallo, dal quale, nelle specie domestiche, si differenzia maggiormente per il cranio più lungo e il profilo più dritto, nonché per le proporzioni ridotte del tronco e degli arti. Anche la dentatura è simile: come avviene nel cavallo, da essa si può riconoscere l'età; dopo i 7-8 anni, data l'usura a cui i denti vanno soggetti, è però possibile giungere solo a dati approssimativi. La femmina, di media, raggiunge i 25-30 anni d'età.



Gli Asini appartengono alla famiglia degli Equidi sia nelle specie domestiche sia in quelle selvatiche. L'origine dell'Asino domestico non è chiara: pare che esso derivi da quello selvatico africano. Probabilmente l'addomesticamento avvenne prima in Nubia e da qui si diffuse in Egitto, in Asia e in Europa.

L'Emione (Equus hemionus) è un asino selvatico il cui aspetto è per metà quello di un asino e per metà quello di un cavallo. Anche questo animale vive nel continente asiatico e particolarmente nelle regioni montuose della Cina settentrionale e occidentale, della Siberia meridionale, della Mongolia e del Turkestan.
In seguito all'addomesticamento e alla selezione operata dagli allevatori, le differenze fra asino e cavallo si sono fatte più marcate: nella famiglia degli Equidi è il cavallo che è salito al rango di animale bello e nobile per eccellenza; purtroppo non uguale considerazione ha invece goduto l'asino, rimasto nell'aspetto relativamente più simile alla specie selvatica, e relegato ormai da secoli ad una funzione strettamente utilitaria, a fatiche più dure, ad una parte più umile e spesso disprezzata.

Dall'Egitto, dove si sono trovate le prime testimonianze comprovanti il suo addomesticamento, l'animale si diffuse in Oriente, in Turchia, nella penisola balcanica e, infine, in tutta l'Europa.
L'intolleranza per il freddo è senza dubbio uno dei fattori essenziali che hanno impedito all'asino una diffusione pari a quella del cavallo: infatti è stato impossibile acclimatarlo nei paesi nordici, mentre nei paesi asiatici e nelle località mediterranee esso è tuttora largamente allevato.

L'Asino domestico comune è il risultato di numerosi incroci: generalmente è di statura e peso medi (la razza del Pointou, particolarmente pregiata, raggiunge l'altezza massima della specie: m. 1,50), di pelame nero, grigio o baio, con occhiaie visibilmente marcate da un colore più scuro, e con pelo bianco-grigiastro all'interno delle cosce e delle ascelle.



L'Onagro (Equus onager) è un asino selvatico asiatico diffuso in moltissime regioni dell'Asia, sia in quelle calde che in quelle fredde. La carne e la pelle di questo animale sono molto apprezzate dagli abitanti delle zone in cui esso vive e costoro, per poterlo catturare, ricorrono a vari sistemi di caccia.

L'Asino nubiano forma con l'altra specie, l'Asino teniopo, il gruppo degli asini selvatici africani. Come è indicato dal nome, questo asino, alto non più di 1 metro e quindici cm., viveva nella Nubia ed anche nella regione montuosa dell'Eritrea. Attualmente questa razza si è estinta e quella dell'Asino teniopo va scomparendo anch'essa.
Molto spesso, specie nell'asino domestico egiziano e africano, si è mantenuto il disegno dorsale caratteristico della specie selvatica. La varietà delle razze è relativamente poco numerosa: le più ricercate sono quelle di Pantelleria, Guascogna, Catalogna, isole Baleari e Poitou.

La resistenza, la sobrietà e la docilità dell'asino ha fatto sì che egli sia sempre stato di grande aiuto per l'uomo, il quale, a torto, spesso gli attribuisce scarse doti di intelligenza. In realtà esso è assai più docile e paziende del cavallo, e si rivela caparbio solo quando viene trattato troppo duramente.

Sin dai tempi più antichi l'uomo è venuto a conoscenza della interfecondità degli Equidi, ed ha sfruttato questa loro caratteristica per creare nuove razze: dall'accoppiamento dell'asino con la cavalla è nato un "ibrido", il mulo, che riunisce in sé tanto caratteristiche paterne che materne: dell'asino, anche se più alto, egli conserva parzialmente l'aspetto, le doti di pazienza e di resistenza; della cavalla la celerità e un'indocibilità proverbiale: unico difetto questo di cui lo si può incolpare. Un altro ibrido, nato dall'asina e dallo stallone, è il bardotto: quest'ultimo però viene scarsamente impiegato perché non presenta effettivi vantaggi. Muli e bardotti sono negati alla riproduzione; hanno voce simile al padre, ma il mulo, nella maggior parte dei casi, è muto.



Simile all'Emione è il Kiang (Equus kiang), la terza ed ultima specie degli asini selvatici asiatici. Lo differenzia dall'Emione la maggiore statura e la colorazione del mantello, rosso cupo con una breve striscia nera sul dorso. E' diffuso sui monti dell'Asia centrale compresi quelli di notevole altezza, dove generalmente gli altri mammiferi non vivono per il freddo.

CARATTERISTICHE:
Il Mulo deriva dall'incrocio di un asino con una cavalla. Nell'aspetto esteriore esso è simile al padre tranne che nella statura che può raggiungere anche 1 metro e 60 di altezza e superare la normale media dei cavalli. Oltre alle caratteristiche ereditate dall'uno e dall'altro dei genitori, il Mulo, di cui è nota la testardaggine, ne presenta delle proprie come la grande resistenza alla fatica.

Dopo una passeggiata specialmente in inverno al ritorno sempre coprire il cavallo per evitare dei malanni. Non esporlo in zona di correnti d'aria e lasciarlo un po' tranquillo con la sua copertura in tessuto traspirante. importante e poi averlo asciugato e pulito, ingrassato gli zoccoli coprirlo con una mantella impermeabile e traspirante (gorotex). Una copertura di ottima qualità specialmente termica per l'inverno, onde possa anche stare fuori mentre sta nevicando.

Se la nevicata persiste tutta la notte ev. con bufera, opterei di mettere il cavallo nel suo box chiudendolo e foraggiandolo con un'ottimo mangime (s. avena) e un buon fieno. Da notare sul garrese un po' di neve, avendolo lasciato un po' fuori a godersi l'ambiente alpino.

Sempre dei buoni amici. Lupa attende con pazienza che l'amico equino esca dal box, per poter raccogliere i rimasugli del mangime.

Dopo un buon pasto con mangime e fieno il cavallo piace sonnecchiare al sole non troppo forte, specialmente alle prime ore della giornata.

Il carattere di un cavallo lo si distingue anche dal suo sguardo dolce, attento e vivo. La pulizia dell'occhio é importante, con un leggero panno e acqua, specialmente in'estate. La cura dell'occhio ad un'equino é basilare, quale é delicato alla polvere e alle correnti d'aria. In estate se vi sono molte mosche o altro é consigliabile mettere uno gel (anti insetto) attorno alla zona dell'occhio, questa precauzione tiene il cavallo tranquillo e non porta batteri attorno alla pupilla. 

Una simpatica foto solarizzata mentre il mio cavallo osserva attentamente lo scatto fotografico.

Un bel binomio cane & cavallo, questi 2 amici si trovano molto bene assieme specialmente quando esco a fare delle escursioni. Talvolta il ritmo di marcia lo detta l'astuta cane " Lupa " molto resistente al trekking alpino.

Il cane " Lupa " molto attenta cosa mangia il mio cavallo, gli piace molto i rametti e giovani foglie di betulla. Se é possibile dare ad un cavallo un po' di rami con fogliame (possibilmente betulla) é salutare per l'alto contenuto di cellulosa.

Lasciare ripoosare il cavallo dopo un faticoso trekking è importante. Se la sosta é lunga togliere la sella e il morso se possibile. Ricordarsi se é sudato una bella asciugatina é salutare e piacevole per il vs. cavallo. Sono piccole osservazioni ma sempre importanti per un buon cavaliere MW.

Il capannone del Centro Terapeutico la " Fattoria " é accogliente e funzionale. La sua struttura é polivalente coperta, ed é stata studiata e realizzata tenendo in considerazione le moderne esigenze inerenti gli interventi di Rieducazione Equestre e di ippoterapia; nonché per corsi e seminari di formazione. Oltre ad uno spazio terapeutico coperto di m. 25x15 vi sono a disposizione diversi spazi di lavoro all'esterno. Esiste una bella selleria particolarmente attrezzata e un tondino utilizzato per la doma etologica e la formazione dei cavalli. vi é pure una rampa speciale d'accesso che permette agl'utenti in carrozzella il trasferimento sul cavallo senza troppe difficoltà. La struttura é dotata di locali didattici, cucina, servizi igenici per disabili, rampe d'accesso e spazi terapeutici facilmente raggiungibili senza barriere architettoniche. L'Ostello si trova al piano superiore, accessibile con le carrozzelle, dove vi sono a disposizione tre camere con servizi indipendenti, per un totale di 10-12 posti letto. Grazie alla sua posizione centrale tra Bellinzona e Biasca " La Fattoria " di Claro é facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici di trasporto.

Il propr. e responsabile é l'amico Pietro Fontana quale dirige la terapia con il suo team di ca. 8 persone qualificate per svolgere la Rieducazione Equestre denominata ATRE (Associazione Ticinese Rieducazione Equestre ).  


Questi cavalli che vediamo nella foto sono dei Bardigiani, razza italiana e protetta dalla CE in quanto in pericolo d'estinzione in Italia. Il loro carattere dolce,sensibile, stabile e paziente ben si adatta con le esigenze della Rieducazione Equestre dell'ippoterapia.  Oltre ai cavalli Bardigiani vi é a disposizione una bella cavalla Appaloosa chiamata Perla oggi 22 anni (ex compagna del mio cavallo Wengo pure 22 anni, quando era giovane) . Tutti i cavalli al Centro sono stati formati, preparati ed addestrati dall'ATRE .

Il sottoscritto cowboy ticinese contempla altri cavalli Bardigiani dell'amico Pietro (ATRE Associazione Ticinese Rieducazione Equestre). L'amico equino accanto a me si chiama Vittorino, ottimo Bardigiano per passeggiate/trekking).


Il cavallo é un'animale NOBILE, per cui trattato da nobile e avere un grande rispetto nei suoi confronti. Triste vedere quante persone trattano questo equino a malo modo e acquistano gruppi di cavalli solo per farli pascolare su prati per poter usufruire sovvenzioni Cantonali (Dip. Agricoltura) sulle loro spalle e sui cittadini. Becera quella legge che sarà sconfitta un giorno dagl'onesti e veri amanti di questi nobili animali.  Gian 

Un primo piano del mio cavallo totalmente elaborato elettronicamente con effetto luce.

Il sottoscritto che contempla un biscotto  con il suo cavallo su un terrazzo. 

Il sottoscritto con i 2 amici Lupa & Wengo che osserva il brucare del cavallo.

Una bella immagine  dell'amica Ruth che pone delle delizie al cavallo e con sguardo attenta pure il suo cane Lupa.

Spiraglio solare sul cavallo.

Il mio cavallo con tutta tranquillità si assapora l'erba novella del giardino.

Talvolta il mio cavallo supera la curiosità, il quale mi é quasi impossibile a lavorare.

Raggi solari filtrati da una leggera nebbia sul cavallo.

Il mio cavallo  ruzzola volentieri sull'erba, sia quando si trova bene che per grattarsi la schiena. I cavalli di media taglia fanno più volentieri queste acrobazie. 

Una bella immagine all'infrarosso.

Il mio cavallo piace a starsene in stalla a mangiare al fresco, così non viene molestato dalle insidiose mosche.

Un piccolo topolino nella stalla compagno del mio cavallo, che approfitta di gustarsi dei piccoli rimasugli del mangime.

Sguardo riflessivo.

Sempre sull'attenti e grande osservatore.

Un riflesso dorato autunnale sul mio cavallo.

Nella penombra autunnale mangiucchia del fieno.

Il mio cavallo assaggia la temperatura esterna di -11 C°. Per la sua protezione porta una coperta in gorotex (impermeabile, traspirante e termica). 

Il mio cavallo guardingo anche di notte, il suo comportamento di curiosità é dovuto in generale alla vista del passaggio di gruppi di cervi o caprioli. Nella zona dove vive la selvaggina é abbastanza numerosa.


Il mio cavallo viene illuminato dagl'ultimi raggi solari, attento sta osservando il passaggio di un gruppetto di cervi all'orrizzonte.                                                                                                                                                                                 

Un bel portrait del mio cavallo anni 24 .

Grande osservatore con la selvaggina di passaggio .

Il mio cavallo Wengo sempre tranquillo anche con nevemolo alta e e con temperature talvolta artiche. Ha vissuto un inverno 2'013 con nevicate paurose fino ad un'altezza di oltre 4 m.

Il cane Lupa l'amica inseparabile del cavallo Wengo, era anche la compagna durante le belle passeggiate in alta montagnacon qualsiasi tempo. Ricordo che al rientro di una passeggiata ho avuto un grosso temporale, quale la Lupa per non bagnarsi molto stava sotto la pancia del cavallo durante il cammino.

Wengo conla sua inseparabile mantella Gore-Tex, osserva il panorama antistante la sua stalla.

Nelle giornate fresce non solo in inverno, metto una mantella il pile anche dopo una passeggiata per eliminare la sudorazione. La grande Lupa sempre al suo fianco.

Grande osservatore, molte volte anche quando mangiava dentro o fuori dalla stalla, sentiva un rumore strano andava tranquillamente ad osservare cos'é . Quando passavano dei cervi quest'ultimi non erano affatto indimoriti, si conoscevano . Ho potuto osservare molte volte questo comportamento non strano ma bello come gli animali si comunicano tra loro.

Loro due inseparabili sempre quando entravo in stalla per pulire, mi osservavano in tutta calma . Poi appena Wengo vedeva che ho appena finito di fare il letto con una bella soffice segatura, entra e si rilassa con uno sbuffo a fare una pisciatona .

Ci teniva la compagnia quando facevamo uno spuntino da lui, accanto alla stalla. Ci osservava attentamente, aspettando un pezzo di granoturco alla griglia.

Quando mi vedeva scendere con la sella in spalla e tutto l'occorente per una passeggiata, si metteva in perfetta posizione. 

Cari amici vi annuncio con tristezza la morte del mio cavallo Wengo e amico d'avventure, quale mi lascia il mattino di Pasqua 2016 con la bella età di 27 anni (compleanno il 10.aprile 2016).
Un grande cavallo che mi ha dato tante soddifazioni sia in competizioni MW e in molti trekking alpini fino alle quote nivali.Ha fatto una bella vita sempre nella natura alpina, circondato dalla fauna selvatica e ad una vita tranquilla. Ha avuto tutto quanto di meglio per un'amico equino, il miglior mangime, fieno alpino e tante altre lecornie che non tutti i cavalli conoscono. Abbiamo fatto molti record alpini sia in quota e in distanze, uscite escursioni con qualsiasi tempo anche invernali con temperature quasi artiche. Rientri da trekking con bellissimi tramonti ma anche con fortissimi temporali e bufere di neve.
Mi manca molto ma sono comunque tranquilllo perché ora riposa lassù nel regno degl'animali.
Ciao " Wengone " un salutone dal tuo cavalieresolitario by Gian .

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